Anche Schroeder lo diceva nel 2005

 di Claudio Nassi  articolo letto 41 volte
© foto di Arsen Galstyan- Adidas Football
Anche Schroeder lo diceva nel 2005

Dal momento che sono ripetitivo, mi ha confortato una dichiarazione del 2005 dell'ex Primo Ministro della Germania, Gerhard Schroeder: "Sono contento che le società tedesche abbiano i conti in regola. Non importa se i migliori stranieri giocano in Inghilterra, Spagna e Italia. A noi va bene così". Con tutto il rispetto per Schroeder, lo scrivevo già negli anni '90 su La Nazione, in una rubrica suggerita da Sandro Picchi, e non solo. Rimango dell'avviso che ogni presidente debba fare quello che vuole, senza laccioli, ma sapere che, alla fine, i bilanci non possono andare in rosso. E per non finire in rosso si deve essere buoni amministratori, quindi capire. Facile, no? Ma un'azienda in cui i debiti la fanno da padrone, che vede scomparire il Modena a campionato in corso, con storture che non sa correggere e continuano a portarla sull'orlo del baratro, a partire dai procuratori, dalle scommesse e dall'incompetenza, non può essere gestita da "pincopalla". Il calcio ha bisogno di teste d'uovo, non di teste vuote.

Sono discorsi triti e ritriti, ma quando sento dire da Zeman, dopo l'eliminazione dal Mondiale, che "... il Presidente Tavecchio non va in campo", cascano le braccia. Non è la testa che fa muovere gambe e braccia come si conviene? Se le cose non vanno, si cambia. E' il minimo. E si parte dall'alto. Se si pensa che la causa sia solo Ventura, saremo punto e a capo. Purtroppo assisteremo alla solita strategia del burattinaio: arriverà un C.T. gradito ai media, che sappia reggere un titolo in prima pagina, magari Ancelotti, e tutto si appianerà.

Nel frattempo si legge che nelle "rose" della Serie A, formate da 555 calciatori, 296 sono stranieri, oltre il 54%, per non parlare delle serie inferiori, e viene da chiedersi se il calcio vedrà in campo, nel futuro, qualche italiano. Dal momento che pensiamo di essere sempre i migliori e di non aver niente da imparare, risponderanno che si è già provveduto con l'iniziativa dei Centri Federali. Eppoi rispolvereranno la vecchia idea delle seconde squadre e tutto si risolverà a breve. Non siamo i più bravi? Peccato la realtà inviti a contare i cocci, faccia temere che al peggio non c'è mai fine e la rivoluzione che dovrebbe partire, sul piano tecnico, da Coverciano, ormai un ricordo del Centro di un tempo, rimarrà un sogno, come le società con i conti a posto e i procuratori ridimensionati e regolamentati. Per adesso accontentiamoci di vedere, accomodati in salotto, il Mondiale di Russia 2018 senza l'Italia.   

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