Benedetto sia il VAR

09.03.2018 11:20 di Claudio Nassi  articolo letto 100 volte
© foto di Federico Gaetano
Benedetto sia il VAR

Mi piace tornare a parlare del VAR (Video Assistant Referee) perché qualcuno stenta a capirne l'importanza. Eppure il 3 marzo a Zurigo è stato votato da 8 Federazioni su 8, nonostante le 4 britanniche, inglese, irlandese, scozzese e gallese, siano da sempre molto conservatrici. In vigore in Italia dall'agosto 2017, anche se il percorso inizia nel marzo 2016 con l'autorizzazione ai test, ha corretto non poche sviste e quasi 80 errori gravi. Attivo in Germania, Polonia e Portogallo, lo sarà anche in Spagna e Francia dal prossimo campionato, mentre in Inghilterra è previsto solo per la Coppa nazionale. Sarà presente ai Mondiali in Russia e si fatica a spiegare la dichiarazione del Presidente UEFA, che dice che non lo userà nella prossima Champions League. Personalmente non credo, anche per le parole di Collina: "L'arbitro resterà il personaggio centrale. La sua autorità non verrà scalfita dalla tecnologia, al contrario. Ci saranno meno errori e un calcio più giusto. Non è poco". Strana la contraddizione col Presidente FIFA Infantino, che, forte dei numeri della sperimentazione, parla di quasi il 99% di decisioni corrette, oltre ad annunciare che il 16 marzo a Bogotà si voterà il quarto cambio in caso di supplementari.

Se insisto nel portare in campo l'uso del VAR non lo faccio perché dal '90 auspico l'ingresso della tecnologia, ma per aver vissuto esperienze che suggerivano l'innovazione, nell'interesse di uno sport non al passo con i tempi. Analizziamo, ad esempio, alcune delle ultime partite. Partiamo da Real Madrid - PSG 3-1, con Rocchi contestato alla fine dall'allenatore e dal Presidente dei francesi. A giusta ragione, anche se l'arbitro è un esecutore di ordini. Il calcio rimane il gioco del potere e lo sceicco Al-Khelaifi ancora non l'ha capito. Puntualmente al ritorno gli viene assegnato il tedesco Brych, in risposta a certe dichiarazioni che sono solo un danno. D'accordo, il Real gioca un'ottima gara, ma gli avversari, oltre a perdere 2-1, chiudono in dieci. La Juventus sul piano politico non vale Real, Bayern e Barcellona. Brych in casa contro il Tottenham non dà vantaggi, tanto meno il polacco Marciniak a Londra. Anzi, sullo 0-0, in una gara tanto delicata, la Juve si vede negare un evidente rigore. Ma la spiegazione è logica: il designatore è italiano. Dovrà dimostrare di essere super partes, altrimenti per Collina sarebbe un boomerang. Ancora. Se il Milan con il Ludogorets in Bulgaria ha Mazic è un dono del Signore, come se con la Lazio a Roma trova Rocchi.

Potrei continuare e non direi niente di nuovo. Ecco perché se si riduce il potere discrezionale dell'arbitro diminuirà il numero degli errori, che, nella maggior parte dei casi, andrà a favore della società più forte. E, come dice Collina: "Il VAR significa meno errori e un calcio più giusto. Non è poco". 

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