Fare retromarcia non è peccato

08.09.2019 08:42 di Claudio Nassi   Vedi letture
Fare retromarcia non è peccato

Nel calcio come nella vita ci sono le mode. Quando si cominciò a marcare a zona, Boskov disse: "Così gli allenatori non perderanno più tempo a studiare le marcature". Credo la cosa abbia avuto e continui ad avere conseguenze devastanti. Sì, perché mi pongo domande dalle risposte scontate, anche se nel calcio c'è poco di scontato. Detto questo, ritengo che la cosa più difficile sia il gol e, dal momento che il terreno di gioco si divide in due parti, una di 89 metri e una di 16, ci si accorge che sono pochi quelli che sanno giocare nell'area di rigore. Se l'unica cosa che non si può insegnare è fare gol, si deduce che quelli che sono abituati a metterla dentro devono dire grazie a madre natura, siano difensori, centrocampisti o attaccanti. La cosa strana è che a segnare sono sempre gli stessi e dovrebbe essere normale avere per loro ogni riguardo. Sulle palle inattive la disposizione rasenta il ridicolo, come se tutti fossero uguali.

Capita invece di vedere in Juventus - Napoli Di Lorenzo andare in gol; ma un difensore che ne segna 5 a Empoli nello scorso campionato meriterebbe massima attenzione. Quando andava a saltare Barzagli mi domandavo perché, dal momento che la metteva dentro a ogni morte di papa. Quando sbagliavano Furino, Gattuso e altri dalle caratteristiche simili, non erano errori. Non l'avevano nelle corde. Erano bravi in altre zone, con altri compiti. Ma quando vedi attaccanti con il gol per amico non marcati a vista, verrebbe voglia di far ripetere gli esami al tecnico, ammesso che a Coverciano se ne siano accorti. Eppoi, come si può far giocare il destro a sinistra e il sinistro a destra? D'accordo, se vai all'interno puoi colpire con il piede preferito, ma si perdono due possibilità: quella del cross dal fondo e l'assist con palla dietro. Qual è il vantaggio? Una chance per chi va al tiro, anche se è ripetitivo, o due nell'altro caso? Perché Robben non è la regola, ma l'eccezione.

Infine, sento ripetere che Conte è il numero uno al mondo. Ma una volta detto che Spalletti ha voluto Nainggolan e sbagliato, siamo sicuri che con Sensi, Barella, Lazaro, Lukaku più Sanchez e Godin, avrebbe demeritato? O anche Luciano sarebbe stato il migliore? Non viene da pensare che in campo vanno i calciatori, o ad Hansi Muller quando dice: "Se hai un allenatore che urla e gesticola continuamente a 2 metri dal campo, i calciatori si rompono le scatole"? Mi accorgo di dire cose semplici e ovvie. Ne sono consapevole, anche se non dimentico una frase di Steve Jobs: "La semplicità è il massimo della raffinatezza".

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