Ha ragione la Lazio

22.10.2018 10:38 di Claudio Nassi  articolo letto 43 volte
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Ha ragione la Lazio

A marzo ricordo di aver parlato del "metodo Tare". Mi era piaciuto il modo di lavorare del D.S. della Lazio, che in un'intervista diceva: "Non ho osservatori, unico club in Italia. Non amo lavorare in tanti: un collaboratore per i dati, uno che prepara clip dei calciatori e uno per l'analisi degli avversari. Poi report di tanti amici sparsi per il mondo. Ma la cosa che fa davvero bravo un D.S. è capire prima come può diventare un calciatore sconosciuto". Poi mi è capitato di rileggere come scopre i calciatori un talent-scout che ha girato l'Europa e lavora per un club di Serie A. Mi telefonò anche un dirigente, dopo aver letto di Tare, per dire che il calcio era cambiato. Aveva ragione. Una società con presidente, D.G. o D.S. e allenatore alla guida oggi è l'araba fenice. Perché la spettacolarizzazione del mercato ha portato a mitizzare, oltre ai tecnici e ai D.S., la figura dell'osservatore e allora, per non rimanere indietro, le società si circondano di non so quante persone che girano il mondo per scoprire quello che nessuno vede. Seguono riunioni settimanali, mensili o bimestrali con cinque, sei, dieci osservatori professionisti, più un coordinatore, prima di partire per assistere, soprattutto nel fine settimana, ad esempio, a 9 partite in 3 giorni. Si scopre che il video non può sostituire i viaggi, perché è orientamento, non scouting.

Evidentemente a qualcuno servono. Eppoi non è vero che il talento è come una gamba più corta e la si nota al primo sguardo? E non sanno tutti che tre cose non si possono comprare: gioventù, velocità e talento? O che tutto si può insegnare, ma non a fare gol? E di conseguenza non hanno imparato che il campo si divide in due parti, una di 89 metri e una di 16? Così si ridurrebbe ancora il ruolo dell'osservatore. Potrei continuare e far notare che i vantaggi sono inferiori agli svantaggi, perché troppi parlano e fanno conoscere gli obiettivi della società. Alla fine ci si accorge che le rose pletoriche sono una iattura e 18 calciatori più 5 Primavera sono sufficienti. Eppure con 25, 26 o 30 calciatori, oltre al danno economico, si causano difficoltà ulteriori al tecnico che deve gestirli.

Allora perché mandare uomini a giro per il mondo quando le operazioni, a tutti i livelli, dovrebbero essere mirate a privilegiare la qualità? Se nessuno ha mai saputo che cosa passava per la testa e sono riuscito ad acquistare o a far acquistare alla Sampdoria, oltre a Salsano, Pellegrini, Renica, Vierchowod, Mancini, Francis, Galia, Mannini, Pari e Vialli e alla Fiorentina Berti, Baggio, Battistini, Di Chiara e Diaz e ad avere in mano i contratti di Van Basten e Redondo, utilizzando solo segnalatori, vuol dire che si può fare. Replicano che oggi ci sono i procuratori, un ostacolo insuperabile, ma Van Basten era in mano alla Interpro Limited di Coster, Keizer e Apollonius e a un procuratore che girò nel manico, a Firenze, gli fu vietato di salire le scale della sede, per cui sono ancora più convinto che Tare non abbia torto. 

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