I padroni del calcio

 di Claudio Nassi  articolo letto 61 volte
I padroni del calcio

Diceva Voltaire: "Il segreto per annoiare è dire tutto". Ho commesso un errore quando, uscito dal calcio, ho pensato di far presente quel che c'era da correggere. Correva il 1990 e dopo 27 anni ho capito di aver annoiato l'uditorio. Avevo detto probabilmente troppo. Parlavo di ridurre il potere discrezionale dell'arbitro portando in campo la tecnologia, di uniformare il maggior numero di regole, dal fuorigioco al fallo da ultimo uomo, al tempo effettivo. Pensavo a un calcio sempre più credibile e che "mamma" tv, la nuova padrona, avrebbe apprezzato l'idea e contribuito con ben altri contratti. Ne avevo parlato a più riprese e scritto non so quante volte, addirittura mi avevano mandato a illustrare il tutto da più parti, dove tutti acconsentivano ma nessuno metteva rimedio. Non era facile, ma se c'era la volontà si sarebbe arrivati in un attimo a chi doveva provvedere: alla FIFA. D'altro canto l'esperienza mi portava a toccare tasti delicati, ma non più accettabili in un mondo che aveva preso a correre.

Quando, il 30 giugno 1982, lasciai la Sampdoria, dopo quattro mesi mi venne l'uzzolo di fare il procuratore e, in società con un altro D.S. e un pubblicitario, nacque la AIM. Correva il mese di settembre. Eravamo i primi e avevamo i migliori calciatori. L'idea era di gestirli come facevano in America McCormack e Donald Dell con i campioni di golf e tennis. Ma la vita mi aveva insegnato tre cose: meglio dire la verità che mentire; meglio sapere che essere ignoranti; meglio essere liberi che schiavi. E non mi sentivo libero, compresso tra società e calciatori. Eppoi il Presidente della Roma Viola disse una frase che mi lasciò perplesso: "Nassi e Mantovani vogliono impadronirsi del calcio". Non era vero, ma aveva ragione, perché un disonesto avrebbe potuto alterare i campionati.

La premessa per dire che conosco il mestiere del procuratore e i pericoli. Non a caso ho spiegato più volte che l'attività degli agenti andrebbe regolamentata. Come? Facendo in modo che nessuno abbia più di un calciatore per squadra, non più di 10 per categoria, con il divieto di consorziarsi. E' tuttora il più grande problema del calcio. Andrebbe risolto in fretta. Ne va della regolarità dei campionati, senza dimenticare le scommesse. Perché dove corrono tanti soldi l'attenzione deve essere massima. Per capire che si è superato ogni limite basta ricordare i 49 milioni di commissioni che ha incassato Raiola dalla cessione di Pogba dalla Juventus al Manchester United. Fa riflettere anche l'"affaire" Gabigol. Per un calciatore acquistato per 30 milioni dall'Inter e quasi mai impiegato non si possono pagare 4 milioni all'agente. Infine, leggere nei bilanci delle società le cifre in commissioni pagate agli agenti fa rizzare i capelli. Ebbene, che cosa si aspetta a intervenire e regolamentare uomini e percentuali? O sono Mendes, Barnett, Raiola, Struth, Kroth, Felicevich e soci i padroni del calcio? 

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