I sette nazionali della Fiorentina

17.03.2019 11:14 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
I sette nazionali della Fiorentina

Dice Kant: "L'uomo è un legno troppo storto per raddrizzarlo". Il toscano di più, anche per le tipologie che lo distinguono. Ci sono quello di scoglio e quello di sabbia, quello del contado, scaltro come pochi, il cittadino e altri ancora. Discende dagli Etruschi, popolo di grandi tradizioni, ancor oggi portatore di una lingua indecifrabile. Inutile parlare di che cosa sia la Toscana, dal momento che tutti vorrebbero venire ad abitarvi. Sarà per questo che non si sente secondo a nessuno. Se ne accorge quando, fuori regione, viene guardato con sospetto.

Poi c'è Firenze, una delle città più belle del mondo, con una storia che poche hanno. Nel calcio è rappresentata dalla Fiorentina, società di grandi tradizioni: 2 scudetti, 5 secondi posti, 7 terzi, 14 quarti, 4 Coppe Italia, Coppa Grasshoppers, Coppa delle Coppe, Mitropa, Coppa di Lega Italo-Inglese e finalista di Coppacampioni col Real Madrid. Nasce nel 1926, è uno dei club più importanti d'Europa, gioca allo Stadio Franchi, opera dell'architetto Nervi, e vanta una tifoseria con poche eguali. Detto questo, mi sembra logico che non debba vivere a centro classifica, con 8 partite vinte, 7 perse, 43 gol all'attivo e 35 al passivo dopo 28 giornate. Aggiungo che la proprietà appartiene a una delle famiglie più importanti del Belpaese, i Della Valle.

Seppoi vado a leggere la lista dei 29 convocati da Mancini per il doppio confronto della Nazionale con Finlandia e Liechtenstein, trovo 7 calciatori che dovevano appartenere ai viola. Parto dai portieri: Cragno, nato a Fiesole e cresciuto nella Cattolica Virtus, pare fosse troppo piccolo; né Perin, provato più volte, andava bene. I difensori Mancini e Piccini non erano ritenuti all'altezza, ma il primo, oggi all'Atalanta, è cercato da Roma e Inter e con 5 reti è uno dei più prolifici; il secondo, al Valencia, ha una clausola rescissoria di 80 milioni. Il diciannovenne Zaniolo, l'unico ad essere convocato in Nazionale senza aver disputato una partita in Serie A, fu bocciato. Chiesa è il solo a rimanere, mentre Bernardeschi, ceduto alla Juventus, ha portato almeno 40 milioni alle casse sociali. Se è vero, come dice Capello, che "... si possono sbagliare gli acquisti ma non le cessioni, perché vorrebbe dire non capire che cosa si ha in casa", non ci sarebbero da fare i salti mortali. Seppoi si volesse fare un'analisi più approfondita, ci sarebbe da chiedere se l'operazione Bernardeschi non sia stata precipitosa, come quella di Romagnoli dalla Roma al Milan, visto quel che costano i calciatori di primo livello.

Con questi 7, più Ilicic, ceduto per un tozzo di pane all'Atalanta, Rebic e Salah, non riscattato dal Chelsea, e una rosa adeguata, in che posizione sarebbe la Fiorentina? Evidentemente non si è preso in esame un programma ambizioso con giovani dal futuro certo e sempre appetibili per le grandi d'Italia e d'Europa. Si investe anche a ragion veduta e il calcio, se capisci, permette di guadagnare l'incredibile. Se ha lottato per vincere il Conte Pontello, non vedo perché non dovrebbero fare altrettanto Diego e Andrea Della Valle. 

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