Il Brasile di Tite

 di Claudio Nassi  articolo letto 46 volte
Il Brasile di Tite

Si chiama Adenor Leonardo Bacchi, detto Tite, è nato nel '61 a Caxias do Sul, Rio Grande do Sul, ha giocato dal '78 all''88 prima di chiudere al Guaranì la carriera per un infortunio al ginocchio. Da allenatore comincia nel '90 con il Guaranì de Garibaldi. Nel 2001 al Gremio vince la Copa do Brasil e un Gaucho, nel 2008 all'International un Gaucho e una Sudamericana, nel 2010 di nuovo al Corinthians è campione brasiliano 2011 e 2015, Paulista nel 2013 e Mondiale per Clubs nel 2012. Dal giugno 2016 è C.T. del Brasile. I suoi bisnonni sono originari di Viadana, nel mantovano. Ha portato al vertice del girone sudamericano il Brasile con 9 vittorie di fila, 8 nelle eliminatorie e un'amichevole, staccando in anticipo il pass per Russia 2018.

Quando gli domandano come ha fatto a riportare i verdeoro al posto che loro compete, la risposta è disarmante: "Ho messo i calciatori nel ruolo che di solito occupano nel club". Dopo aver detto che guidare la Selecao è un sogno, ha ricordato Capello e Bielsa, tecnici straordinari, con le idee chiare. Ha studiato la Juventus di Capello nel 2005 e il suo Real Madrid. Una scuola, quella italiana, che propone gioco, non solo contropiede. Bielsa, invece, è più offensivo, ma più esposto. Segue Allegri e la novità Zidane e analizza il percorso dei suoi uomini con una semplicità e lucidità che ha pochi riscontri. "Neymar? Lo ritenevo solo dribbling e finte, ma ora è primo negli assists in Champions League e mostra un'evoluzione notevole". "Alex Sandro? E' progredito a livello tattico. In avanti è aggressivo, ma è ottimo anche in fase difensiva".

Nessuno si aspettava una rimonta così verticale del Brasile, ma Tite ha dimostrato di sapere il fatto suo. "L'Italia? Le nozioni di squadra e tattiche sono esemplari, quando poi ci sono valori tecnici diventa importante". "Il Belgio? Ha grandi individualità con Hazard, De Bruyne, Kompany, Witsel e Nainggolan, capacità di finalizzare e creatività". "L'Argentina? Non importa se c'è Bauza o Sampaoli in panca, si qualificherà comunque. L'essenza sono gli atleti. Nessun C.T. ha la bacchetta magica". Insomma, siamo di fronte a un allenatore pragmatico, che va a studiare le squadre di Capello, che segue con attenzione Allegri e Zidane, che controlla i progressi dei suoi convocati, che conosce i migliori calciatori europei e, soprattutto, che dice: "L'essenza sono gli atleti. Nessun allenatore ha la bacchetta magica".      

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