Il caso Verdi

 di Claudio Nassi  articolo letto 58 volte
© foto di Federico Gaetano
Il caso Verdi

I primi 15 giorni del mercato di riparazione hanno avuto per protagonista Simone Verdi, da Broni, anni 25, attaccante giramondo. Dal settore giovanile del Milan al Torino, alla Juve Stabia, all'Empoli, all'Eibar, al Carpi e, dal 2016, al Bologna. Lo voleva Sarri al Napoli. Un'alternativa gradita, dietro al trio d'attacco, avendolo già allenato all'Empoli. Il D.S. Giuntoli trovava l'accordo con il Bologna per una cifra vicina ai 25 milioni, bonus compresi, e, dopo lunga trattativa con il procuratore Donato Orgnoni, che fa capo a Branchini, pensava di essere riuscito ad accontentare il tecnico. Verdi, in vacanza, avrebbe dato risposta lunedì scorso al rientro. Ma nonostante un colloquio sul filo del telefono con Sarri e un ingaggio triplicato dal Presidente De Laurentiis, da 1,8 milioni netti l'anno per cinque anni, declinava l'offerta. Come logica vuole non si è fatto fatica a scomodare i precedenti di chi aveva rifiutato il Napoli o, addirittura, a ricordare il "no" di Gigi Riva alla Juventus. Si è intervistato anche Ottavio Bianchi, uno dei due allenatori che hanno vinto lo scudetto con gli azzurri, per conoscere quale spiegazione si poteva dare alla decisione di rifiutare la capolista.

A chi osserva da lontano potrebbe essere meno difficile avvicinarsi alla verità. Verdi a Bologna è un numero uno, insieme con Palacio. Ha toccato la Nazionale e sa di avere addosso gli occhi dei club più importanti. Può finire in crescendo e fare il salto di qualità, a meno che il Presidente Saputo non decida di costruire un Bologna competitivo. In ogni caso l'ingaggio lieviterà e si assesterà sui livelli dell'offerta del Napoli. Tenuto presente che il meglio si esprime dai 27 ai 31 anni, i conti tornano e il "no" ha una spiegazione anche di natura economica, dal momento che non credo, per esperienza, alle bandiere e so che il calciatore professionista, soprattutto oggi, con gli ingaggi che corrono, fa mille e una considerazione con il proprio agente. Poi, come diceva qualcuno: "Meglio il primo in qualsiasi paese che il secondo a Roma". A Napoli, infatti, Verdi avrebbe fatto panchina, perché Callejon, Insigne e Mertens sono titolari inamovibili e gli esempi di Pavoletti, Maksimovic e Giaccherini, oltre a Milik, poi infortunato, sono a confermarlo. D'accordo, qualcuno obietta che, se credi nelle tue possibilità, puoi andare allo scontro, per di più ben retribuito. E' vero, 9 milioni in 5 anni sono un'enormità, ma lasciare il certo per l'incerto fa riflettere. Di fronte al dilemma se sia meglio l'uovo oggi o la gallina domani, Verdi ha preferito sognare la gallina. In bocca al lupo!  

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