Il "loco" Bielsa

 di Claudio Nassi  articolo letto 40 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Il "loco" Bielsa

L'anno scorso doveva venire alla Lazio, quest'anno allenerà il Lille. L'argentino Marcelo Bielsa, nato nel 1955 a Rosario, ha grande credito. La sua preparazione filosofico-giuridica non può meravigliare, se il nonno insegnava diritto amministrativo, il padre era avvocato e il fratello è stato ministro. Attorno al personaggio si è scritto l'incredibile, dal soprannome, il "loco", il pazzo, per l'ossessione di studiare tutto, alle tante frasi a effetto: "L'essenza del calcio sono le emozioni"; "Il calcio è dribbling, il gesto più alto e più bello"; "Il tifoso è insostituibile"; "Pretendo la passione per sviluppare la qualità"; "Se una squadra è unita non significa che vincerà di sicuro, però è certo che un team disunito non vince". E poi: "In 30 anni avrò visionato oltre 50mila partite. E gli schemi-base sono 10, non di più: 5 con la difesa a 4 e 5 con la difesa a 3". Ancora: "Il mio modello è stato Van Gaal. Avrò studiato oltre 250 partite delle sue squadre. Quando, verso la 170esima, ho azzeccato i cambi che stava per fare, mi sono reso conto di aver capito il suo pensiero". Ha vinto poco, ma dicono abbia seminato molto, se Tata Martino, Pochettino, Berizzo e Simeone si considerano suoi allievi e Guardiola e Sampaoli, pur non avendo lavorato con lui, ne hanno una grande stima.

Detto tutto il bene possibile, rimango dell'avviso che per fare calcio non sia indispensabile avere una cultura filosofico-giuridica, o 250 frasi pronte da far leggere ai calciatori del Lille, o visionare 50mila partite, né prendere a modello Van Gaal. Non so quante persone ho conosciuto, con quanti ho parlato di calcio, da Senkey a Ellena, a Santos, a Liedholm, a Boniperti, a Menotti, a Cosentino, agli allenatori che ho avuto e ai tanti conosciuti, ai D.S. e agli osservatori che ho stimato, delle mie e delle altre società, ai calciatori con i quali più volte mi sono confrontato, ai vecchi maestri che soprintendevano ai settori giovanili, perché da tutti c'era da imparare, e, al tirar delle somme, il calcio giocato risultava di facile comprensione. Senza contare che le difficoltà di questo sport sono di altra natura e so bene che un allenatore si stupisce quando qualcuno gliele spiega. Quindi alla fine rimango dell'avviso che, con i tempi che corrono, sia indispensabile, purtroppo, essere bravi comunicatori e curare l'immagine.

Per ciò che riguarda Van Gaal, ricordo il giudizio di Uli Hoeness, Presidente del Bayern Monaco: "E' un bravo allenatore; il problema è che crede di essere il Padreterno: quando il mondo non esisteva ancora, lui c'era già". Detto che sono un estimatore di Michels e soprattutto di Cruyff, che condivideva ben poco delle idee del connazionale, ricordo l'ultima apparizione di Van Gaal, quando al Manchester United fece spendere in 18 mesi oltre 250 milioni, con 90 per il solo Martial, lo stesso che il successore Mourinho non sa come fare per scambiare con l'interista Perisic.

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