Il metodo Tare

12.03.2018 14:14 di Claudio Nassi  articolo letto 125 volte
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Il metodo Tare

Mi domando più volte se, dopo aver lavorato per tanti anni nel calcio, mi trovi in un mondo diverso. In tal caso ha ragione chi ripete che c'è poco da spartire con ieri e men che meno con ieri l'altro. Poi sulla "rosea" leggo un'intervista a Igli Tare, il D.S. della Lazio, e torno a sperare che, forse, possa rientrare a far parte di chi non si ritiene in fuorigioco. E, guarda caso, la società biancazzurra, grazie al Presidente Lotito, arrivato nella stagione 2004/2005, comincia a mettere i conti a posto e, dopo l'avvento di Tare, nel 2008, a vincere due Coppe Italia e due Supercoppe Italiane, oltre a stazionare nei quartieri alti della classifica. Esiste poi un metodo Tare: "Non ho osservatori, unico club in Italia. Non amo lavorare in tanti: un collaboratore per i dati, uno che prepara clip dei calciatori e uno per l'analisi degli avversari. Poi report di tanti amici sparsi per il mondo. Ma la cosa che fa davvero bravo un D.S. è capire prima come può diventare un calciatore sconosciuto".

Non ho il piacere di conoscerlo e se un giorno lo incontrerò gli dirò grazie. Ora so che certe idee sono attuali, se già nel 1974 pretendevo una società con al vertice presidente, D.S. e allenatore, che a parlare fosse solo il numero uno, oltre al tecnico e alla squadra, che fossero importanti i segnalatori e non gli osservatori, che il silenzio fosse d'oro e che una società dovesse avere il minor numero di persone, ma disposte a lavorare a tavoletta. Mi definivano khomeinista, perché assertore del totalitarismo democratico o, se preferite, della democrazia totalitaria, ma Tare non è da meno. Esaspero un concetto: un club lo vedo come emanazione della CIA, altrimenti l'obiettivo non si raggiunge.

Perché gli osservatori non servono? Perché tutti parlano e, se si conosce in quale campo saranno la domenica, è facile avere risposta. Eppoi non basta sapere chi sono quelli che capiscono e lavorano per altre società? Se intrattieni ottimi rapporti hai notizie su cui lavorare senza intervento di terzi. Perché, ripeto, tutti parlano. Se si cerca conferma, Tare solleva da ogni dubbio quando ricorda come perse Pastore, per il quale aveva convinto Lotito a pagare 2,8 milioni la comproprietà. Commise l'errore di parlarne con due agenti. Era D.S. da due settimane. Da allora ha preso a diffidare anche degli agenti. Ecco perché prendo cappello ogni volta che sento e leggo il nome di calciatori che interessano questo o quel club. Per prima cosa, se il calciatore è importante interverrà anche chi non ci aveva pensato e le probabilità di perderlo aumenteranno o, nella migliore delle ipotesi, si pagherà di più. Allora perché parlare? Per ingraziarti i media farai un danno alla società e alla tua professionalità. Se, detto questo, vado a leggere gli organigrammi non solo dei grandi club, ma anche di alcune provinciali, mi viene da ridere, perché, oltre a pagare chi non serve, lamenteranno danni. Anche di notevole entità. 

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