Il rebus Milan

 di Claudio Nassi  articolo letto 116 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Il rebus Milan

Dicono sia tutto normale, tranne il Milan. Ma, probabilmente, era scontato. Infatti ci sono due scudetti, quello del mercato, ad agosto, e quello che assegna il campionato, a maggio. Di solito in primavera vince chi viaggia sotto traccia e, da sempre, diffido del clamore. Mi sono domandato più volte come si possa partire pensando di competere con, se non vado errato, undici nuovi acquisti. Quanto tempo occorre per conoscersi, ambientarsi e amalgamare una squadra? Non bastano mesi, ma se spendi 236 milioni, come mai nessuno, e sei il Milan, i media, se ti hanno osannato in estate, non permetteranno passi falsi. Nella migliore delle ipotesi si limiteranno a dire che due sconfitte in sei partite sono tante, troppe per chi ha l'obbligo di piazzarsi tra le prime quattro, che significa Champions League, soldi e rispetto della propria storia.

Quindi si mette in discussione il tecnico che, come da copione, si assume le responsabilità. E, dopo aver fatto l'esame della situazione, si trova un capro espiatorio: lo storico preparatore atletico Marra. La spiegazione di Montella è semplice: "Ho deciso di avviare un nuovo piano che Emanuele non ha condiviso e, dopo un'attenta analisi, tra le aree di miglioramento ho individuato la preparazione atletica". D'accordo, ma dov'era quando la squadra si allenava? E siete certi che non siano intervenuti Fassone e Mirabelli? E il ritiro a Milanello dalla sera di giovedì chi l'ha deciso? Spero che Montella abbia capito che tanti collaboratori non servono e che il lavoro atletico è troppo importante per non seguirlo personalmente. A meno che non ci sia perfetta identità di vedute col preparatore, che dovrà seguire alla lettera le direttive impartite. Perché il tecnico, per aver calcato il terreno di gioco, conosce la psicologia dei calciatori, sa valutare perfettamente il dispendio di energie, soprattutto nervose, e comportarsi di conseguenza. Non basta essere laureati, come Marra, in Scienze Motorie. Con questo non dico che il preparatore atletico non serva, anzi lo ritengo indispensabile, ma nel recupero degli infortunati.

Purtroppo il lavoro del tecnico è cambiato. Oggi è determinante allenare i giornalisti, curare l'immagine e fare della comunicazione un'arte. Quando si cominciò a difendere a zona, Vujadin Boskov disse: "Così gli allenatori non si preoccuperanno nemmeno di studiare le marcature". L'importante è salvarsi davanti ai tifosi, più ancora che davanti alla proprietà. Anche Fassone ha pensato a questo, altrimenti è difficile spiegare le dichiarazioni di domenica nel post-partita. E qui sorgono due domande. La prima: quanti sono gli acquisti concordati con il tecnico? La seconda, ancor più intrigante: per arrivare in Champions chi porterà i punti di Galliani, che si potrà discutere sul piano tecnico, ma che su quello politico era un numero uno, anzi il numero uno? Perché il calcio rimane il gioco del potere.    

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