Juve, Milan e Supercoppa

20.01.2019 12:06 di Claudio Nassi  articolo letto 581 volte
© foto di Federico Gaetano
Juve, Milan e Supercoppa

Sono ripetitivo, difetto che porto dietro con gli anni, anche se gli eventi costringono ad esserlo. Nel luglio '91 corono un sogno e, con l'amico Tofanelli e una redazione di giovani rampanti, nasce Tuttocalcio, almanacco tecnico-statistico che permetteva, a chi sapeva consultarlo, di preparare anche una partita. A pag. 7 si leggevano "I dieci comandamenti", ideati per facilitare il lettore e scoprire i più bravi. Il calcio veniva vivisezionato e il numero 8 recitava: "Casalingo, da trasferta, rigoroso o rigorista. Leggete il curriculum, scoprirete l'arbitro". Avevo notato, inoltre, che qualcuno cambiava pelle come arrivava in Serie A. Portare riguardo alla squadra di casa significava uscire con un bel voto in pagella. I giornalisti non sono tifosi? Insomma, l'annuario era il più documentato in circolazione. Costava 120mila lire, distanziando di non poco l'inglese Rothmans, fermo a 90. Dimostrava così l'importanza dell'arbitro, il magistrato del calcio, colui che può punire, cartellino rosso, dare la condizionale, giallo, o assolvere, soprassedere. A conferma, ogni volta che mi chiedono come finirà una gara la risposta non cambia: "Chi è l'arbitro?".

Facile indovinare dove va a parare la premessa. In Arabia, alla finale della Supercoppa Italiana. Quando vedo il Milan lamentarsi, leggo le dichiarazioni di Gattuso ("Disparità di trattamento") e di Romagnoli ("Cartellini solo a noi. Vogliamo rispetto"), o ascolto varie emittenti, viene da sorridere. Era un film già visto. Lo annunciava la designazione. E' vero che gli arbitri sono al di sopra di ogni sospetto e che, come dicono i designatori, un fischietto milanese potrebbe dirigere tranquillamente l'Inter o il Milan, ma non era meglio evitare? Se alla fine si contano un espulso, Kessie al 74', tra i rossoneri e 5 ammoniti contro 3, capisco che possano nascere dubbi. Se al 33' c'è uno sbandieramento frettoloso su Cutrone lanciato a rete e, al 44', un brutto intervento di Pjanic a gambe unite su Calhanoglu vede solo il giallo, se all'86' l'entrata in scivolata di Emre Can in area su Conti è sospetta e Banti lascia correre, invece di andare al monitor, sono fatti che lasciano perplessi. Domanda: ma i dirigenti del Milan dove stavano? Sulla luna! Se pensano che il calcio sia solo il 4-3-3 o il 3-5-2 non possono lamentarsi. E' normale tornare con le pive nel sacco. Per questo quando scoppiò Calciopoli veniva da ridere. Ognuno cerca vantaggi. Sempre. Col sottoscritto e l'amico Giovanni il cosiddetto "sistema Moggi" non funzionava. Se conosci le dinamiche del gioco e lavori ogni giorno per limitare i danni, spesso ci riesci. Con Galliani e Gandini il Milan ci riusciva. Infatti è più importante la profilassi che la cura.    

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