Klopp e Valverde

09.05.2019 11:38 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Klopp e Valverde

Non sarei capace di fare l'allenatore. Prima perché lo ritengo il mestiere più difficile del mondo, poi non avrei avuto il carattere per gestire il manipolo degli eroi della domenica. Quando uno dei miei maestri disse che se uno avesse tutte le doti che servono potrebbe fare il Presidente degli USA, ebbi conferma, per una volta, di non aver sbagliato. Detto questo, ritengo di saper valutare il lavoro di un tecnico. Non so spiegare perché, ma sono subito colpito da ciò che non va, mentre nella valutazione di un calciatore mi viene facile capire quel che ha di più. Rimango dell'avviso che le cifre percepite dagli allenatori siano fuori dal mondo e che un milione di euro netto dovrebbe essere il tetto, mentre non discuto le cifre pagate per certi calciatori. Florentino Perez, il Presidente del Real Madrid, ha dimostrato di avere ragione, perché solo chi va in campo determina.

La premessa per parlare della rimonta del Liverpool, che ad Anfield, nella semifinale di Champions, recupera il 3-0 del Camp Nou con una doppietta di Origi e una del subentrato Wijnaldum. Leggo cose incredibili su Klopp, dal "calcio metal" all'"allenatore dell'impossibile" e così via. Lo posiziono tra i migliori, ma non dimentico che a Barcellona commette errori a go-go. E che cosa dire di Valverde, un tecnico che va a Liverpool con il vantaggio di 3 gol ad affrontare una squadra che lamenta l'assenza di Salah e Firmino e gioca 45' senza Robertson, uno degli elementi più importanti? Di chi è la colpa se l'undici campione di Spagna, con Messi, Suarez, Busquets, Piqué e compagni non esiste? E' facile dire che pensavano di aver già vinto la Champions e di andare in gita; ma la società dov'era, dal Presidente al tecnico e al suo staff? Era facile prevedere che il Liverpool avrebbe attaccato a mille all'ora e se fosse andato in gol nei primi 15' la gara sarebbe stata tutta in salita, con uno stadio a spingere per il miracolo.

Se non stai sempre a tavoletta nel calcio non è impossibile assistere a simili capovolgimenti. Il PSG non aveva vinto 4-0 a Parigi col Barca e non perse 6-1 al ritorno? Un esempio e non il solo. Ma non si impara da queste cose? Se è vero che Simeone ha firmato con l'Atletico Madrid un contratto da 24 milioni, se Mourinho è andato via dal Manchester United con una buonuscita da favola, se Guardiola viaggia vicino ai 20 milioni, se Zidane tocca i 14, se Conte, Klopp, Ancelotti, Allegri, Spalletti e altri percepiscono dai 4,5 ai 10 milioni netti l'anno, non siamo fuori dal mondo? Viene da ridere solo a pensare che cosa avrebbero detto presidenti come Cellino e Spinelli, al momento in cui avessero formulato certe richieste. Per non parlare di Boniperti, che non si stanca di ripetere che la prima dote dell'allenatore deve essere l'obbedienza.

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