L'"affaire" Donnarumma

 di Claudio Nassi  articolo letto 92 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
L'"affaire" Donnarumma

Scoppia il caso Donnarumma e tutti vogliono avere ragione. I media si sbizzarriscono e riportano le due versioni per dovere di imparzialità, ma qualcosa stride. Ci si domanda come un diciottenne possa non accordarsi con il Milan, che offre un contratto da 50 milioni lordi per 5 anni. Dimentico il particolare che Donnarumma si è sempre professato tifoso rossonero. Poi, nonostante il procuratore Raiola faccia i salti mortali, non può pensare di incantarci, perché è lui che tira i fili e conduce le operazioni. Lo dice chi è stato il primo, con altri due soci, nell''82 a fare il procuratore nel Belpaese. Dirò di più: ho conosciuto solo uno, Passarella, che, invece di subire Caliendo, lo usava, ma aveva un'altra età e altra esperienza, oltre ad essere stato campione del mondo con l'Argentina. Quindi non prendo neppure in considerazione le tante scuse: dalla proprietà del Milan, che sia Li o il fondo Elliot, a una Champions League difficile da raggiungere, a una campagna di rafforzamento che non ha portato Fabregas e Morata, o al comportamento del D.S. Mirabelli, che ha parlato con la famiglia del ragazzo, scavalcando l'artefice dell'operazione.

Ciò detto, non dimentico gli errori che hanno portato alla rottura. Perché non si è raccolta la firma ancor prima dell'esordio in prima squadra? Lasciamo stare il particolare che non aveva compiuto 18 anni. Gli addetti ai lavori sanno come fare. Si parla di un campione, di uno che può giocare 20 anni titolare in qualsiasi squadra, di chi non ha prezzo. E' strano che non si sia fatto per tempo, né quando si sono insediati i nuovi, Fassone e Mirabelli. A conferma, con il 17enne Plizzari, altro portiere che dicono molto forte, si è provveduto giorni or sono. Detto che il ragazzo, da essere il calciatore più benvoluto, è diventato il più contestato, a dimostrazione di quanto sia stata infelice la vicenda, si sta preparando una timida retromarcia.

Al di là di come si risolverà, mi viene da dare ragione agli amici, quando ripetono che il calcio è cambiato. Mi arrendo e concordo, perché, se si fosse verificato in passato un fatto simile, il burattinaio non avrebbe avuto scampo. Le indagini si sarebbero sprecate, con guai immaginabili. Eppoi basta. I procuratori non possono continuare a essere i padroni del vapore, al di là delle esose percentuali. Chi dovrebbe intervenire? I vertici, a livello nazionale e internazionale. E' uno dei problemi del calcio, forse il più importante. 

© 2017 Stazione di sosta