La miriade di infortuni

 di Claudio Nassi  articolo letto 174 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
La miriade di infortuni

Ho letto che "... la Lega di Serie A non ha mai realizzato una ricerca sul numero di infortunati nell'arco del campionato, né sulla tipologia degli incidenti, se traumatici, articolari o muscolari, e che alla 13esima giornata i problemi riguardavano 40 calciatori, 15 dei quali per fatti muscolari e 8 per la rottura del legamento crociato, uno in meno di quelli registrati nella scorsa Champions League". L'ottimo Fabrizio Salvo si domanda se, ad esempio, è un caso che la Roma lamenti 14 rotture del crociato in 3 stagioni e 13 guai muscolari dall'inizio del campionato. Si può credere alla sfortuna, alle tante partite e ai terreni irregolari, troppo molli o duri? Non penso e viene in mente quel che diceva un vecchio maestro: "Se un dottore è bravo non va in una società di calcio. Non ci sarebbero soldi per pagarlo. Quindi il migliore è colui che conosce quelli bravi e, come si presenta un caso difficile, sa a chi rivolgersi".

Se sono cambiati 5 medici in Serie A dallo scorso campionato si ha conferma che qualcosa non quadra. Inutile aggiungere che non sempre c'è un ortopedico a guidare l'equipe. Non solo. Si troverà spesso al suo posto il medico del presidente o l'amico del giornalista che fa opinione o chi ha coronato il sogno della passerella dal sottopassaggio alla panchina. D'accordo, esistono le eccezioni, come tra i massofisioterapisti, dove ci sarà quello che ogni giorno va a casa del presidente a massaggiarlo e a riferire le cose dello spogliatoio. Se si aggiunge la categoria dei preparatori, nella maggior parte diplomati ISEF, che in teoria sanno tutto e in pratica ben poco, è facile trarre le conclusioni. Puntuali le risposte: dalle preparazioni avventate al fatto che in ogni società ci sono più preparatori, ma non in collegamento tra loro, che si aumentano gli allenamenti in modo indiscriminato e di conseguenza gli infortuni crescono e che si potenzia la muscolatura privilegiando il quadricipite, senza tener conto del flessore. Ah, dimenticavo la cosa più importante: oggi contano solo i watt!

Qualcuno si domanda perché al Milan, dopo l'addio al preparatore Marra, non si sia dato spazio a Tognaccini o perché non ci sia più il Dr. Tavana. In un altro club 17 mesi non sono stati sufficienti per recuperare un calciatore da un infortunio non impossibile. Ma non sorge il dubbio che anche Bonucci non si allenasse nel modo giusto? E che dire di chi, a un test isocinetico, era del 40% al di sotto delle sue possibilità e dopo 15 giorni di lavoro specifico è peggiorato di un 15? Se uno straniero che ha giocato in Nazionale si infortuna e non si recupera, come è possibile che, una volta ceduto, torni a posto e ritrovi la Nazionale? Ho sentito anche un calciatore chiedere a un preparatore perché, in 10 anni giocati a livello pro, non abbiano visto che aveva una gamba che non estendeva come l'altra. Infine, quando un tecnico subentra si sente dire, nella maggior parte dei casi, che la squadra non corre. Col preparatore si rifa la preparazione, si imballano i calciatori e si regalano punti, quando il problema è psicologico. Per tutto ciò un allenatore intelligente al preparatore non fa fare più del 10% del lavoro, mentre quello che non capisce gli affida il 90. Chissà se ci si domanderà mai perché quelli che sanno cosa fare sono sempre meno.   

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