La polveriera Barcellona

 di Claudio Nassi  articolo letto 74 volte
La polveriera Barcellona

Nel calcio vige la democrazia totalitaria o il totalitarismo democratico. A Barcellona non si è capito e la società si trova a vivere il peggior periodo degli ultimi decenni. Mi domando ancora come abbia potuto dominare il calcio con Guardiola e il primo Luis Enrique. E' evidente che la squadra era talmente forte che per gli avversari si faceva notte. Ebbene, disattendendo il vecchio adagio, caro ai nostri padri latini, "Tot capita, tot sententiae", troviamo 10 teste pensanti, che non possono essere sempre d'accordo. Il Presidente Bartomeu dal 5 luglio ha come uomo di fiducia Pep Segura, ex aiutante di Benitez al Liverpool ed ex responsabile della cantera. Il nuovo arrivato ha fatto perdere potere al D.S. Fernandez, l'uomo forte degli ultimi due anni, e ad Albert Soler, numero due della struttura. Il Vicepresidente Jordi Mestre prima ha detto che Neymar sarebbe rimasto, poi che Messi non ha ancora firmato il rinnovo, causando problemi. Alle trattative sono presenti anche Oscar Grau, per la parte economica, Javier Bordas e Raul Sanllehi. Poi ci sono i due esperti di mercato: Ariedo Braida per quello internazionale e Charly Rexach per quello nazionale.

Una struttura snella come dovrebbe essere quella di una società di calcio, con compiti sapientemente distribuiti, non può essere un ministero. Superfluo ricordare la trattativa dell'ivoriano Seri del Nizza, alla fine lasciato in Francia, o quella che sembrava non finire mai per Paulinho. Si sono spesi 187 milioni dei 222 incassati da Neymar. Sono arrivati Deulofeu, Semedo, Paulinho e Dembelé, di cui il Presidente ha tenuto a specificare la spesa (105 milioni fissi più 20 legati alle prestazioni del calciatore e altrettanti ai risultati), quando gli obiettivi erano Coutinho e Di Maria. Seppoi negli ultimi 10 anni si buttano 290 milioni in calciatori sbagliati, viene da chiedersi ancora come sia stato possibile raggiungere certi traguardi.

Alla fine i nodi vengono al pettine e il Barca si trova di fronte a una crisi interna senza precedenti. Agustì Benedito, 53 anni, socio n. 34.235, forte dell'art. 55 dello Statuto, chiede l'impeachment di Bartomeu. Ha 14 giorni di tempo per raccogliere i 16.500 voti necessari a far passare la mozione di sfiducia. In breve tempo si sono succeduti alla presidenza Nunez, Laporta, Rosell e Bartomeu, segno di lotte intestine senza esclusione di colpi. Nessuno vieta di credere che la cessione di Neymar sia dovuta all'incapacità di risolvere il suo problema fiscale e, alla fine, vince l'odiato nemico, l'avversario numero uno, il Real Madrid che, guarda caso, ha un padre padrone, Florentino Pérez, al cui fianco siede Jose Angel Sanchez, il braccio destro. Il terzo uomo da ascoltare è Zidane, un allenatore che ha vinto l'incredibile. Ad altri è vietato parlare.  

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