La scivolata dell'AIA

09.12.2018 09:46 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
La scivolata dell'AIA

Questo è un meraviglioso Paese, nonostante mille contraddizioni. Non a caso un famoso cuoco, Joe Bastianich, è solito dire che ci sono due tipi di persone al mondo, gli italiani e quelli che vorrebbero esserlo. La premessa è d'obbligo, prima di ricordare che, se vedo qualcosa che funziona, mi domando quanto durerà. Va sfasciato, è più forte di noi. Non è sempre così, ma molto spesso. Se, ad esempio, continuo a predicare che l'AIA è l'unica organizzazione che funziona nel calcio, come ripeto al Presidente Nicchi il 6 novembre a Coverciano, a distanza di un mese succede l'incredibile. Si gioca Roma - Inter. Arbitra Gianluca Rocchi, il numero uno, con Fabbri al VAR. Al 36' il giallorosso Zaniolo entra in area e cade a terra dopo un contatto con D'Ambrosio. Il direttore di gara, pur essendo vicino all'azione, è impallato da tante gambe che gli impediscono la visuale. Il replay chiarisce la dinamica dell'azione, quindi il fallo. Ci sono tutti gli estremi per l'intervento del VAR, come prevede il protocollo. Ma Fabbri non invita il collega a rivedere le immagini al monitor a bordo campo. Quindi sbaglia.

L'errore, anche se macroscopico, non spiega l'intervento di Nicchi, che sulla stampa rincara la dose: "Un errore imperdonabile". Se il Presidente si permette di mettere alla gogna un suo uomo, commette un errore ancor più grave. Non ricordo un intervento simile. Eppure si è visto sbagliare molte volte, anche in modo clamoroso, ma i vertici dell'AIA non si sono mai permessi di rendere pubblico il loro pensiero. I panni sporchi erano soliti lavarli in famiglia, con punizioni esemplari. Agli arbitri, che amministrano la regolarità del calcio, non deve essere permesso di parlare in pubblico e giustificare le decisioni. Si applica la legge. Punto e basta. Le chiacchiere si lasciano agli altri. Vedo Campanati, Ferrari Aggradi, D'Agostini e Righetti girarsi nella tomba, ma anche Casarin, Bergamo e Pairetto mai sarebbero scivolati in questo modo.

Dopo aver stigmatizzato un evento che spero non si ripeta, mi piace tornare sul VAR. Capisco perfettamente Totti e quelli che si lamentano per torti subiti. Nessuno ci sta a perdere, anche se gli addetti ai lavori dovrebbero sapere che è sempre meglio incassare in silenzio. Comunque non sarebbe male se si cominciasse a capire che il VAR può sbagliare ma, se su 30 casi ci sono 3 errori, ne abbiamo evitati 27. L'ha capito anche il Presidente dell'UEFA, Ceferin, che, senza aspettare il 2019/'20, metterà la moviola in campo dagli ottavi di finale di Champions League.  

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