Lippi e Xi Jinping

29.03.2019 11:04 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
Lippi e Xi Jinping

Xi Jinping è Segretario Generale del Partito Comunista Cinese dal novembre 2012 e Presidente della Repubblica dal marzo 2013. Ha una lunga carriera politica alle spalle, che lo ha visto spesso impegnato sul fronte delle relazioni internazionali. Infatti, come Vicepresidente, ha compiuto visite ufficiali in Corea del Nord, Mongolia, Arabia Saudita, Qatar, Yemen, Venezuela e Messico, dove disse che la lotta di un Paese di 1 miliardo e 400 milioni di abitanti contro la crisi mondiale era il suo maggior contributo per la razza umana. Da leader la più importante iniziativa è coincisa con il lancio della grande strategia geopolitica ed economica della "Nuova Via della Seta", pensata per integrare i grandi spazi euroasiatici sotto il profilo infrastrutturale e commerciale. Xi Jinping ha coniato l'espressione "Sogno cinese", che, contrapposto al "Sogno americano", significa la prosperità del Paese, la ripresa della nazione e la felicità del popolo. Non è un caso se lo chiamano l'Imperatore o se lo ritengono più importante di Putin e Trump. Nello sport fu posto a capo dei lavori per la XXIX Olimpiade, che si tenne a Pechino nel 2008 e, più recentemente, cerca di fare del calcio lo sport nazionale.

Illustrata a grandi linee la figura di Xi Jinping, ricordo che la visita in Europa per rafforzare i rapporti commerciali con il Vecchio Continente ha avuto inizio in Italia. A Villa Madama, a Roma, il Presidente ha sovvertito il protocollo ed è andato, fra lo stupore generale, a salutare Marcello Lippi. L'ex C.T. della Cina e attuale consulente di Cannavaro, che l'ha sostituito, è rimasto sorpreso, dal momento che non aveva il piacere di conoscerlo. Per coloro che si ostinano a non capire l'importanza del calcio, credo sia stata l'ennesima riprova. Se uno degli uomini più importanti al mondo, sovvertendo il protocollo, va a salutare un allenatore della sua nazionale, compie un gesto che non ha bisogno di commenti.

Quando ripeto che l'azienda calcio è la più importante del Belpaese, la gente mi guarda incredula. Come quando chiedono di inviare la fotocopia del giornale del dicembre 1994, conservata gelosamente, che, con 225 miliardi di dollari, metteva il calcio al primo posto tra le multinazionali, seguito da Nippon T&T con 213, Royal Dutch Shell con 150 e General Electric, Mitsubishi Bank e Exxon ancor più distanti. Ma dopo 25 anni il gap è aumentato grazie a tv e sponsor, per cui non sarà male se a fine aprile, quando il Premier Conte renderà visita a Xi Jinping, si parli di calcio da esportare, oltre a strade, ferrovie, ponti, aviazione civile, porti, energia e telecomunicazioni. Chissà se l'avranno capito lorsignori, o se continueranno a ritenere il calcio divertimento e svago?  

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