Lo scontro Allegri - Nedved

20.05.2019 13:19 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Federico Gaetano
Lo scontro Allegri - Nedved

Ho atteso con curiosità la conferenza stampa congiunta tra Andrea Agnelli e Max Allegri. Conoscevo alcune cose in anticipo e volevo sapere se sarebbero state dette. Tutto si è risolto come da copione e non poteva andare diversamente, dati i rapporti tra Presidente e allenatore; ma dalle domande dei giornalisti si capiva quanto grande fosse la volontà di conoscere le cause della separazione. E' chiaro che se in 5 anni uno vince 5 scudetti, 4 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane e raggiunge per due volte la finale di Champions League, può solo andarsene con l'onore delle armi, tra baci e abbracci. Ma un fatto lascia perplessi: l'assenza del Vicepresidente Nedved. Perché? Se l'allenatore non è soddisfatto di una rosa cui riconosce più di una carenza, se si vuol vincere a livello internazionale, e Pavel ripete che è difficile migliorarla, si capisce che siamo allo scontro. E che Agnelli, nonostante il feeling con Max, ha ceduto.

Ma chi pensasse che sia stata la Juventus a chiudere il rapporto, potrebbe sbagliare. Perché Allegri era convinto di aver concluso un ciclo. Aveva capito l'aria di fronda che lo circondava e senza Marotta aveva perso un punto di riferimento. Poi non c'è cosa peggiore da superare quando si trovano di fronte due che pensano di capire più dell'altro. E Nedved, Pallone d'Oro e centrocampista di alto livello, riteneva di essere su un altro piano rispetto al calciatore Allegri, dimenticando che Max è uno dei migliori allenatori in circolazione e che il tecnico non va confuso con il calciatore. Ma la presunzione dei big è tanto grande da portare fuori dimensione. Caso strano, dopo l'addio di Marotta la coppia Nedved - Paratici ha cominciato a rilasciare interviste e ad occupare pagine di giornali, quasi a reclamare spazi finora vietati. Non credo di essere lontano dal vero, come quando qualcuno afferma che, se si cerca di rinforzare la squadra con acquisti a costo zero, con comprimari delle grandi d'Europa, e che sia sufficiente l'arrivo di un 34enne, anche se vanta 600 gol in carriera e 5 Palloni d'Oro, per vincere la Champions, potrebbe non bastare. In Italia ce n'è d'avanzo. Fuori la musica cambia.

E adesso? D'accordo, l'allenatore non vince le partite, può solo perderle, ma una scelta sbagliata regala danni a non finire e cambiare in corsa non è problema da poco. Conte è il prediletto di Donna Allegra, uno dei pochi ammessi nel salottino dell'Allianz Stadium, ma assicurano che la trattativa con l'Inter sia così avanzata da non poter recedere. Allora sarà Simone Inzaghi, elegante, bella presenza, con alle spalle ottimi trascorsi alla Lazio, dal settore giovanile alla prima squadra, il probabile sostituto. Inoltre è amico e concittadino di Paratici, colui che ha in mano la leva del cambio. Che si vuole di più?  

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