Ludovica Mantovani

24.02.2019 11:17 di Claudio Nassi  articolo letto 110 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Ludovica Mantovani

Un articolo in punta di penna di Franco Arturi sulla "rosea", che rispondeva con garbo e ironia alla signora Roberta Agosti, mi ha invitato a tornare sulla frase di Collovati, che invitava il gentil sesso a non parlare di tattica. Non avrei mai pensato a una reazione scatenata. Seppoi aggiungo le scuse di Costacurta, per aver detto, in maniera soft, qualcosa a proposito, chiudo il puzzle. Non capisco perché. E' vietato esprimere un'opinione, anche se forte, senza passare per sessisti? Discutiamo la forma, ma sono certo che il 99% degli uomini e la maggioranza delle donne la pensano allo stesso modo. Se la tattica nel calcio non fa parte del bagaglio di più di un allenatore, a maggior ragione viene da credere che non sia materia facile per calciatrici, allenatrici e opinioniste. Che male c'è? Dov'è il problema? Marisa Belisario non era tra i primi manager del Belpaese? E Letizia Moratti non sarebbe stata un Presidente della FIGC infinitamente migliore dei tanti che si sono succeduti dopo Artemio Franchi?

E Ludovica Mantovani, laureata in Architettura al Politecnico di Zurigo, che parla 5 lingue, che organizza nel 2018 le Final Eight di pallanuoto, la Coppa Davis con la FIT a Genova, il Forum di San Siro e racconta le sue esperienze a Casa Milan con CSDS, è seconda a qualcuno? Non è lei che organizza a maggio il Torneo Ravano a Genova con 6.500 bambini, suddivisi in 680 squadre di 12 sport e il calcio diviso tra maschietti e femminucce? Non è lei che tiene in piedi un torneo nato nel 1987, dedicato alle bambine, unico in Europa? Non è lei che dice: "Se lavoreremo insieme, club, Lega e FIGC, otterremo risultati positivi. Essenziale è capire cosa c'è di bello nel calcio femminile. Penso di averlo capito grazie al Ravano. E' uno sport sano. Dobbiamo partire da questo"? Dubito ci sarebbe riuscito un uomo, senza la passione, la competenza, la determinazione e l'intelligenza di questa ragazza.

Ho fatto il nome di grandi donne, ma so bene che ce ne sono non poche di primo livello. Mia moglie era una di queste. Quel poco che ho fatto lo debbo a lei. Ma non sapeva di tattica. Si limitava a chiedere spiegazioni, soprattutto quando c'erano in campo la Sampdoria o il Milan. Aveva imparato, però, quella frase di Bela Guttmann che dice: "Quando sei in possesso della palla, smarcati; quando, invece, l'hanno gli avversari, marca. Il calcio è tutto qui". Troppo semplice? D'accordo. Ma pensi, signora Agosti, che se Collovati avesse saputo di Guttmann non si sarebbe lasciato andare.

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