Marcare a zona? Un suicidio

22.09.2019 09:00 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Marcare a zona? Un suicidio

Se sono figlio di un calciatore, poi allenatore e dirigente, imparo a leggere sui giornali sportivi, gioco 10 anni a livello di C, lavoro 6 anni a Tuttosport, prima di fare il manager, viene da pensare di avere il calcio nel dna. Da presuntuoso credo di aiutare da sempre l'organizzazione per il tanto che mi ha dato. Come quando, nel '91, ho realizzato, insieme con amici, l'annuario "Tuttocalcio" che, nell'edizione '99/2000, contava 1.300 pagine e costava, come nessun altro, 120mila lire. Un tecnico attento ci poteva preparare le partite, tanti erano i dati e i consigli. Nasceva per far capire ai fissati dello schema che la cosa più importante era fare gol e i "10 comandamenti", all'inizio, lo spiegavano ampiamente, prima di finire con giudizi su arbitri e allenatori.

La premessa per ripetere che il gol è la cosa più difficile e dovrebbe essere il punto di partenza per esaminare, poi, altre situazioni. Quindi coloro che hanno il gol nelle corde sono sacri, perché è un dono di madre natura. Nello stesso tempo, vanno attuati tutti gli accorgimenti possibili per non subirli. Ricordo che una statistica inglese, negli anni '90, spiegava che il 33% dei gol nasceva da palla inattiva. Percentuale salita a oltre il 40%. Un vecchio allenatore ripeteva che una squadra doveva avere lo 0-0 nelle gambe e pretendeva la massima attenzione in fase difensiva. Per questo sembra impossibile che si marchi a zona. Ma se a segnare sono sempre gli stessi e se l'unica cosa che non si può insegnare è metterla dentro, come si può marcare a distanza quelli che la imbucano? Castagner, quando allenava il Perugia, mandava un osservatore a fotografare la disposizione degli avversari sulle palle inattive, a favore e contro. Per caso era pazzo o aveva capito tutto? Quando vedevo il Napoli perdere 4-2 in casa col Manchester City, con gol di Otamendi e Stones su calcio d'angolo, mi chiedevo perché tanta facilità. La stessa cosa nella sconfitta col Real Madrid, 3-1, e gol di Sergio Ramos in tutta libertà. Più vicino a noi, la rete di Di Lorenzo all'Allianz Stadium in Juventus - Napoli 4-3. Altro difensore da guardare a vista.

Non è un caso se parlo di squadre di Sarri. Né il 2-2 subìto dai bianconeri al Wanda Metropolitano, dopo essere stati in vantaggio di 2 gol, può essere casuale. Savic e Herrera chi li guardava? D'accordo, l'allenatore è il mestiere più difficile del mondo, ma certi contratti non hanno senso, perché è più facile che ti possa far perdere la partita che vincerla. In campo vanno i calciatori! E la spiegazione di Sarri dopo il 2-2 fa sorridere: "Bisogna migliorare perché la sensazione è che, se siamo passivi, lo saremmo anche a uomo. Ci lavoreremo perché ci sta costando qualcosa". Come al solito aveva ragione Boskov quando diceva: "Con la zona gli allenatori non dovranno nemmeno studiare le marcature".  

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