Marcelino e il Barcellona

30.05.2019 11:08 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Marcelino e il Barcellona

Faccio fatica a capire i dibattiti sul calcio che riempiono pagine di giornale e spazi tv, dove si disserta sugli schemi, sull'utilizzo del regista e sul fatto che vincere senza dare spettacolo non è vincere. Mi permetto di affrontare i temi in oggetto ed esprimere giudizi, spesso richiesti e sempre disattesi. Ma, dal momento che sono a conoscenza dell'esito, esco dal colloquio divertito. Mi è sempre piaciuto mettere i puntini sulle i. Ad esempio, se leggo che Andrea Agnelli non conferma Allegri per cercare un allenatore diverso e raggiungere l'agognata Champions, non ci credo. Prima perché al Presidente non sarebbe spiaciuto continuare, poi l'allenatore era convinto che non si potesse fare meglio, in campo internazionale, con l'attuale organico e chiedeva di cambiare più di un elemento, oltre a ritoccare almeno di un 50% l'ingaggio.

Seppoi passo ad analizzare quello che ripetono i profeti dello schema, convinti che le vittorie siano la conseguenza di ciò che preparano in allenamento, viene da chiedere se abbiano mai pensato che gli avversari possano prendere le contromisure. Ad esempio, se uno doveva affrontare il Napoli di Sarri sapeva in partenza che Koulibaly toccava più palloni, Jorginho era il passaggio obbligato o, se preferite, l'allenatore in campo, il trio Ghoulam, Hamsik, Insigne la catena di sinistra, dove passava la più parte della manovra offensiva, oltre all'improvviso cambio di fronte di Insigne che permetteva a Callejon di chiudere in porta. Niente di nuovo, per carità, ma un vantaggio per l'avversario, a meno che uno non rientrasse nel novero di quelli sicuri di vincere se la squadra mette in atto le sue idee. Sottolineo, comunque, che gli schemi sono importanti, se non indispensabili, su palla inattiva.

Ed ecco il regista. Se un allenatore schiera una formazione senza il direttore d'orchestra, ha indubbi vantaggi. Non offre punti di riferimento. Altrimenti quello che ritiene un punto di forza, marcato e attaccato, diventa l'anello debole. Eccezioni escluse. Se hai Rijkaard, Redondo, Falcao, Pecci o Pirlo il discorso cambia.

Infine vorrei sapere come si fa a vincere sempre e non giocare bene. Il fatto mi intriga ancor più dei profeti dello schema. Se il Valencia, nella finale della Coppa del Re, batte il Barcellona, ci riesce con una gara tattica. Si chiude nella propria metà campo e in contropiede rende la vita difficile alla squadra che ha stravinto la Liga. I calciatori hanno interpretato alla lettera i suggerimenti di Marcelino e credo che tutti abbiano apprezzato e si siano divertiti grazie a uno spettacolo piacevole.

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