Miccichè e Favini

28.10.2018 12:11 di Claudio Nassi  articolo letto 31 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Miccichè e Favini

Ho ascoltato l'intervista del Presidente della Lega di Serie A, Gaetano Miccichè, a Sky. Aspettavo altre considerazioni, oltre la rivisitazione della responsabilità oggettiva e al fatto di aver trovato "... una Lega magra nell'organizzazione, perché - sono sue parole - dobbiamo lavorare e offrire qualcosa di unico per il nostro calcio ad Asia, Sud America e Medio Oriente". Ha aggiunto, inoltre, che "... serve una figura più moderna e votata allo sviluppo e all'internazionalizzazione". E questo ha aperto il cuore alla speranza, se è vero che in 15/20 giorni individuerà il nome giusto per l'A.D.. Uno che dovrebbe spiegare che per fare i soldi bisogna aumentare i ricavi, ma soprattutto tagliare i costi e mettere i bilanci a posto. Se ci sono riusciti in Germania oltre 15 anni fa, è evidente che si può fare. Perché, come predica Lady Radio, se sei un buon amministratore e hai i conti a posto, significa che capisci. Altrimenti andrai incontro a una serie di problemi, che vanno dal fair play finanziario al fallimento. Quindi da Inter, Milan e Roma a Bari, Cesena e Avellino.

Speravo, inoltre, che desse precisi input su come arrivare a tanto e toccasse il tasto settore giovanile, che rimane, da sempre, il salvadanaio delle società. Perché portieri, difensori e centrocampisti si fanno in casa, se si sa lavorare, per non acquistare all'estero calciatori che non hanno diritto di cittadinanza nei nostri campionati. Se non siamo più capaci, dal momento che lo eravamo, e non esisteva la scuola di Coverciano, è segno che i corsi vanno rivisti. Se i maestri di un tempo portavano ogni anno giovani nella rosa della prima squadra e oggi non avviene, ci sarà un motivo. Se le forche e i muri non si vedono più sui campi di allenamento, ci dovranno spiegare il perché. Eppure non dovrebbe essere difficile far capire a chi di dovere come insegnare ai giovani. Se Mino Favini salisse in cattedra, ripeterebbe che per imparare uno schema basta una settimana, ma per i fondamentali non basta una vita. Anche Bagnoli, Fascetti e Mazzone potrebbero evitare a una moltitudine di fare ulteriori danni ai ragazzi. Sabato un amico mi ha invitato a parlare agli allenatori del settore giovanile. Li ho lasciati di sale quando ho detto che il calcio si gioca soprattutto con i piedi e, sia il destro che il sinistro, debbono essere usati nella loro estensione: interno, collo e esterno. Subito dopo potevo salutarli, avevo finito il compito, perché il calcio è semplice. 

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