Milinkovic all'Inter?

 di Claudio Nassi  articolo letto 40 volte
Milinkovic all'Inter?

Diceva Bertrand Russell: "La fortuna è la terza forza che fa la storia, insieme con l'economia e i grandi personaggi. Ti può cambiare la vita, ma bisogna alzarsi alle sei del mattino per incontrarla". Nel ricordare che chi fatica vince, mi piace la frase di un Presidente USA, Calvin Coolidge: "Niente al mondo può sostituire la tenacia. Il talento non può, il genio incompreso è proverbiale. L'istruzione non può, il mondo è pieno di derelitti istruiti. La tenacia e la determinazione da sole sono onnipotenti". Ecco, sono i cartelli che Spalletti dovrebbe fare suoi per spiegare all'Inter che è cambiato il vento, perché "... il segreto del successo - come voleva Indurain - sono il sudore e il saper soffrire". Il compito che ha il mister di Certaldo è di quelli da far tremare i polsi: riportare l'Inter a essere competitiva a livello nazionale e internazionale.

Se l'anno scorso tutti dicevano che i rivali della Juventus erano i nerazzurri, significava che, sulla carta, la squadra non era male. Se i fatti hanno dimostrato il contrario, più di una cosa non ha funzionato. Ho seguito una conferenza stampa di Luciano e mi è piaciuto quando ha detto: "Non dobbiamo sbagliare un acquisto". Occorrono assolute garanzie per il tecnico, pronto a metterci la faccia. I partenti non dovrebbero essere pochi, compresi alcuni che si ritenevano certezze, vedi Handanovic. Eppoi le partite si vincono a centrocampo e il lifting riguarderà soprattutto il reparto di mezzo. Difesa riveduta e corretta, due uomini in mediana di pieno affidamento, in attesa della conclusione della vicenda Perisic. La dichiarazione che la squadra non dipende mai da un uomo fa capire che si è pronti ad assorbire la partenza dell'esterno senza drammi. Se dovessi fare nomi, verrebbero in mente Szczesny, portiere che a Roma è stato una garanzia, Borja Valero, cercato già lo scorso anno, e sicuramente un giovanotto di 22 anni, Milinkovic-Savic, incontrato e visto più volte nella Lazio, uno da non dimenticare, se è il migliore in circolazione.

Da un esame tecnico, che può essere anche non veritiero, a quello societario, che tutti conoscono e pochi condividono. Il Presidente all'altro mondo e il giovane figlio a Milano non sono il massimo. Esistono poi un consigliori del proprietario in Cina, un supervisore, Sabatini, un D.S., Ausilio, un capo amministrativo, Gardini, un vicepresidente, Zanetti, e Oriali che tra poco rientrerà, ovvero un team pletorico che può solo regalare problemi. Né dimenticherei gli interventi sempre puntuali, dall'esterno, di Massimo Moratti e quelli di Tronchetti Provera, anche se meno frequenti. D'accordo, Spalletti è reduce da un ambiente come quello di Roma con Totti, ma Milano è l'unica piazza dove si fa giornalismo vero ed allora sarà un ulteriore banco di prova e un'avventura, per chi sta fuori, delle più interessanti, viste le tante incognite.       

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