Programmare è d'obbligo

 di Claudio Nassi  articolo letto 92 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Programmare è d'obbligo

Quando leggo che il Presidente dell'Atlético Paranaense di Curitiba ha programmato di vincere il Mondiale per clubs nel 2024, mi si riempie il cuore di gioia. Perché nel calcio programmare è d'obbligo. Seppoi nella capitale del Paranà, con due milioni di abitanti, Mario Celso Petraglia per raggiungere l'obiettivo ha deciso di studiare in Europa e migliorare le infrastrutture, innovare la gestione dei diritti televisivi e investire in software per la metodologia, mi fa ulteriormente piacere. Si è accorto, evidentemente, che la scuola brasiliana, eccellente sul piano tecnico, deve recuperare terreno nei confronti dei clubs europei sotto altri aspetti. La società ha 93 anni di storia, ma il progetto data 1995. Da club di quartiere, oggi i suoi uomini viaggiano in Europa per osservare quanto manca alla loro realtà. A detta del Presidente nessuno in America ha simili infrastrutture, considerando il centro di allenamento e lo stadio, l'Arena di Baixada.

L'Atlético, in lotta per la supremazia cittadina con il Curitiba, aveva stabilito nel '95 di vincere il titolo entro 10 anni. Ci riesce nel 2001 e nel 2005 perde la finale della Libertadores contro quel S. Paolo di Autuori che supererà il Liverpool nell'Intercontinentale. Oggi il 60enne Autuori è la figura di raccordo fra squadra e società, un manager all'inglese. Superfluo aggiungere che dall'Under 15 fino alla prima squadra c'è uniformità di vedute. I risultati dicono che 22 calciatori della "rosa" sono cresciuti in rossonero. Nel 2016 23 rappresentanti di altre società hanno visitato il centro di allenamento del Caju per confrontarsi e rafforzare scambi metodologici. Non a caso sono stati osservati l'Ajax, il Chelsea, il Barcellona, il Liverpool, il Milan, l'Inter, il Manchester United e altri clubs, in particolare portoghesi.

Alla fine ci si accorge che lavorando come si deve si raggiungono gli obiettivi, anche i più ambiziosi; per cui fa sorridere la corsa che molti fanno per avere stadi di proprietà, per imitare, soprattutto, la Juventus che, come tutti quelli che vincono, fa proseliti. D'accordo, i bianconeri sono cinque anni avanti, ma hanno alle loro spalle una multinazionale e una storia, in Italia, come nessuno. Ci sono tuttavia più strade da percorrere per arrivare a competere e l'Atlético Paranaense docet. Non sono i fatturati a farla da padrone. Ci sono altri fattori che portano al successo, perché il calcio, prima di essere un fatto economico, tecnico, tattico, fisico, atletico, è un fatto politico, tra virgolette e non. Alla fine ci si accorge che non si può prescindere dagli uomini, sempre determinanti, se capiscono.   

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