Sampdoria e Fiorentina

 di Claudio Nassi  articolo letto 68 volte
© foto di Federico De Luca
Sampdoria e Fiorentina

Ricordo un'intervista dei primi di giugno a Srecko Katanec, un tempo centrocampista della Sampdoria di Boskov, oggi C.T. della Slovenia. Dice che la guerra dei Balcani aveva sancito la fine della Nazionale jugoslava, allora il "Brasile d'Europa", e poi Alberto Bertoletto gli domanda se esisteranno più favole come la sua Samp. "Non saprei - risponde - . Certo è che quella squadra era fortissima, figlia di un grandissimo gruppo, con una figura come Paolo Mantovani che manca al calcio di oggi". Non ho vergogna di dire che mi sono illuminato d'immenso e sono andato a guardare il gagliardetto che Mantovani, sull'aereo di ritorno da Goteborg, con la Coppa delle Coppe, dopo aver battuto l'Anderlecht 2-1, mi regalò, raccolte le firme dei protagonisti. Recita: "Tutti questi sono più suoi che miei, compreso l'1,60 di Salsano. Paolo Mantovani". Una squadra costruita con i migliori giovani calciatori delle allora Serie C e B, ad eccezione del 17enne Mancini, 9 gol in 16 gare, retrocesso col Bologna tra i cadetti. Quindi Pellegrini, 16 anni dal Varese, Renica, 20 dal Vicenza, e Pari, 23 dal Parma, che militavano in C; Vierchowod 22, Galia 21, Mannini 21 nel Como in B, come Vialli 22 nella Cremonese.

Certamente non furono regalati, ma con i giovani, se giusti, non si rimette mai. Oggi guardo alle cifre che si leggono e mi accorgo che trovare chi costa meno di 10 milioni di euro, che sono quasi 20 miliardi, non è facile, tanto da domandarsi se la gente è fuori di testa, dal momento che le società fanno fatica a chiudere i bilanci, nonostante i mille artifizi. Se continuo a illuminarmi d'immenso e ricordo che la Fiorentina, dopo essere arrivata quarta in campionato, in semifinale in Coppa Italia, aver venduto a cifre record Massaro e Galli al Milan, più Passarella all'Inter, aveva approntato una formazione pronta a migliorarsi, con un'età media al di sotto dei 24 anni, con Battistini, Di Chiara, Carobbi, Onorati, Berti, Baggio, Kieft, Van Basten, Cervone, Oriali e Diaz, viene da pensare. Perché il Conte Pontello dava sì carta bianca, ma bisognava chiudere in attivo, magari largamente come allora. Eppure la squadra era di alto livello e con un gran futuro davanti. Né credo di essere stato l'unico, perché la lotta era senza esclusione di colpi. Il Milan di Berlusconi, l'ormai consolidato Mantovani, la Roma, l'Inter e il Napoli erano avversari non da poco. Solo la Juventus accusava una momentanea flessione.

Le cifre non corrispondevano certamente a quelle di oggi, i procuratori si stavano affacciando appena e erano ben lontani dal determinare una trattativa. Ebbene, con meno soldi si assisteva a più calcio, si parlava meno, i troppo furbi anche allora non mancavano, ma i vecchi del mestiere erano sempre pronti a metterli a posto. E' vero, c'è rimpianto, soprattutto quando vedi che si potrebbero fare ben altre cose e non si fanno, con grave danno per l'organizzazione e per chi dovrebbe godere dello spettacolo. 

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