Sogno un master con Pradè

 di Claudio Nassi  articolo letto 91 volte
Sogno un master con Pradè

Desideravo parlare di Allegri e della Juventus che aveva spiazzato a Londra il Tottenham, cambiando la squadra nell'ultima mezzora, quando giovedì mi ha telefonato Daniele Pradè, il responsabile dell'area tecnica dell'amata Sampdoria, per dire che stavolta non era d'accordo con Stazione di Sosta. Parlavo di un suo amico, Tare, il D.S. della Lazio, e ne condividevo il modo di operare. Mi era piaciuto soprattutto il fatto che non si circondasse di troppe persone: un collaboratore per i dati, uno per la clip dei calciatori e uno per l'analisi degli avversari. Poi nessun osservatore e tanti amici sparsi per il mondo disposti a segnalare.

Mi ha fatto tornare a quando facevo il mestiere. Ero disposto a pagare solo per errori miei e non per quelli di altri. Conoscevo a memoria il compito: allenare il presidente, migliorare l'immagine della società, far quadrare i conti e ottenere risultati. Ho avuto fortuna e soprattutto grandi presidenti, altrimenti le cose sarebbero cambiate, come poi ho constatato. D'accordo, ma il calcio mi si dice sia mutato. Si lavora in équipe. Il marketing, il merchandising, i procuratori e non so che cos'altro la fanno da padrone, senza contare che i presidenti mettono bocca in qualsiasi cosa. Lo so. Ho trovato uomini di valore, ma tutt'altro che facili. Però intelligenti, in grado di giudicarti a prima vista. Entravo subito in sintonia, ma se sbagliavo non avevo il tempo di correggere il tiro. Credo ce ne fosse uno peggio di me: Riccardo Sogliano. Non era controllabile. Probabilmente esagerava, ma capiva di calcio. E poiché tutto dipende dalla partita della domenica e dalle dinamiche di mercato, aveva in mano la leva del cambio. La conclusione era la stessa: se mi lasci lavorare come si deve, bene, altrimenti arrivederci e grazie.

Potrei continuare con dovizia di particolari, ma preferisco parlare di quello che non sono riuscito a fare: un master per manager, per rendere al calcio qualcosa del tanto che mi ha dato. Sarebbe stata una trasmissione di esperienze, dalla quale anch'io sarei uscito arricchito. Ho tutto pronto dal 2004. Sedici le materie. A illustrarle i docenti più qualificati. Porterebbe il nome più illustre, quello di Artemio Franchi, e il patrocinio della Fondazione. Durata 6 settimane per 168 ore, aperto a non più di 40 persone tra D.G., D.S., segretari, procuratori, dirigenti, laureati, diplomati, atleti e consulenti. Ne ho parlato con università importanti, ma ho trovato ostacoli insormontabili. Volevano che il 60% dei docenti fosse loro. Dicono per statuto. Ma oltre Informatica e Lingue non potevo concedere, altrimenti non sarebbe stato quello pensato. L'obiettivo era semplice: migliorare la preparazione dei manager per ridurre i costi e ottimizzare i ricavi dell'"azienda calcio". Quindi arricchire il bagaglio di conoscenze e formare chi è alla prima esperienza, privilegiando sempre l'aspetto pratico, indispensabile per un dirigente. Niente a che spartire con i tanti che fanno in Italia o  con la Escuela de Estudios Universitarios Real Madrid. Quindi se l'evento si fosse verificato e Pradè avesse partecipato, con molte probabilità, alla fine, ci saremmo trovati d'accordo.  

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