Tanto tuonò che piovve

 di Claudio Nassi  articolo letto 338 volte
© foto di Federico De Luca
Tanto tuonò che piovve

Tanto tuonò che piovve e l'asta che di triennio in triennio tiene in piedi il calcio fa flop. Buste da Sky e Perform, assenti Mediaset e Telecom, cifre sotto le attese, solo un pacchetto sopra il minimo. Alle corte: richiesta un miliardo, offerta 600 milioni. Se non vado errato la Germania firma per un milione e mezzo e l'Inghilterra per oltre 4. Se poi la Premier League riuscirà ancora ad aprire una finestra in Asia al suo già ricco spezzatino, il valore dei diritti tv crescerà ancora. Ma esiste una ragione se non si riesce ad ottenere quanto vorremmo? Le risposte arrivano puntuali. Per prima cosa i nostri massimi dirigenti hanno un solo problema: sopravvivere, quando un'azienda di queste dimensioni non può vivere alla giornata. Infatti si va poco lontano e trincerarsi dietro la solita frase che "... il calcio non morirà mai, dal momento che è l'oppio del popolo e serve alla politica" sembra riduttivo. Poi non ci si accorge che lo spettacolo è modesto, se ci illuminiamo d'immenso per un terzo posto acciuffato ai rigori al Mondiale Under 20. E se, pur essendo 12esimi nel ranking, continuiamo a crederci i più bravi, i più alti e i più belli, il risultato è scontato. Mi pare che l'anno scorso Murdoch disse che era l'ultima volta, se per vincere la gara doveva dare qualcosa agli altri. Infine, visto il declino dell'Inter e del Milan, c'è la sola Juventus che fa audience.

Allora? Quando si capirà che lo spettacolo va migliorato, che i vivai vanno rivitalizzati, che i corsi per allenatori devono essere altri, che gli allevatori non esistono più, che le forche e i muri non fanno parte dei campi di allenamento, che la cura dei fondamentali è cosa per pochi, che i procuratori vanno regolamentati perché sono una palla al piede, al di là del fatto economico, che le scommesse sono sempre presenti, che la credibilità viene sempre meno, che il maggior numero di norme dovrebbe essere uguale per tutti, dal tempo effettivo al fuorigioco al fallo da ultimo uomo, ovvero un sogno che mai si avvererà, e che un Mondiale a 48 squadre è un non senso che non ha l'eguale? Perché, se comanda la tv, il calcio deve percorrere solo la strada della grande qualità. Ogni altra causerà danni.

So perfettamente di essere passato dalle cose del Belpaese a fatti che dipendono dalla FIFA, come il potere discrezionale dell'arbitro da limitare e il Mondiale, ma l'importanza del calcio è tale che anche Lady Radio sente il dovere di portare un mattoncino alla causa, nella speranza che qualcuno ascolti. Seppoi il Presidente del Torino, Cairo, indubbiamente un imprenditore di valore, dice che si faranno più soldi se la Lega aprirà un canale di proprietà, rimango dell'avviso, nell'interesse del calcio, che non sarebbe male richiamare Galliani per affidargli la presidenza e la trattativa con i diversi networks. E' sempre stato il suo mestiere ed è l'unico che saprebbe dove mettere le mani.   

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