Castori

08.01.2021 09:00 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Nicola Ianuale/TuttoSalernitana.com
Castori

Come finisce Inter - Crotone, 6-2, ricevo due telefonate. Sono ex allenatori, un tempo centrocampisti di alto livello. Chiedono se ho visto la partita e che cosa penso di chi va a giocare contro un avversario più forte senza alcun accorgimento. Alla pari, quasi non esistessero le categorie. Inutile dire che sfondano una porta aperta e Stroppa dovrà correggere il tiro in fretta per non retrocedere come il Lecce di Liverani, che predicava calcio propositivo. 

La discussione si allunga e tocca il tasto dell'azione che parte dal portiere. Hanno notato, non solo loro, che nascono troppi gol da errori dei difensori per continuare a percorrere questa strada. Giocando a zona sono migliorati i piedi, ma si incassano più gol. Oltre a non capire perché, in passato, era vietato giocare in orizzontale, mentre oggi se ne abusa.

Poi leggo un'intervista di un tecnico con un curriculum infinito. Dalla C2, C1, un'apparizione in A e 15 in B. E' il decano della categoria, si chiama Castori, guida la Salernitana. Dice: "Studio tanto calcio, ma il mio è vincente e non cambierò. Rispetto i giovani e queste nuove idee. Copiarmi? No, magari mi battono". Finalmente si parla di calcio anche dove si dà spazio a politici e opinionisti che hanno poco a che spartire con questo mondo. E' musica per le mie orecchie. Se leggo: "Bisogna tenere equilibri, senza deprimerci o esaltarci. Nulla è scontato". Eppoi: "Sono orgoglioso e fedele ai miei convincimenti. Continuo ad aggiornarmi, ma non cambio. Non mi piace il calcio orizzontale. Verticalizzare non è semplice, bisogna farcela attaccando lo spazio, per arrivare il prima possibile alla porta avversaria. Fa venire l'orticaria il portiere che appoggia la palla al difensore per cominciare l'azione. E' più difficile dare la palla all'attaccante che al portiere. E per giocare in verticale bisogna correre. Il campo è più lungo che largo. Con me gli attaccanti tirano più in porta e giocano per la squadra".

Più che un'intervista sembra una lezione da tenere agli allenatori a Coverciano. C'è materia per discutere, correggere e riflettere se tutto quello che si fa ha un senso. Non si può accettare supinamente il pensiero di chi non dovrebbe avere il diritto di cittadinanza, solo perché passa per un guru e non lo è. L'intervista di Castori pretende risposte. Ma questo calcio vi siete chiesti quanto ha da spartire con quello del passato, che marcava Cristiano Ronaldo a uomo e, magari, lo raddoppiava, studiava le marcature, la tattica, curava in modo maniacale la tecnica e aveva maestri alla guida dei settori giovanili?

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