Com'è triste cadere

25.02.2022 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
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Com'è triste cadere

Ho sempre pensato al mestiere dell'allenatore come al più difficile. Aiutavo i tecnici in ogni modo. Dicevo che il lavoro doveva consistere nel gestire i calciatori e tenere i rapporti con la stampa. Non si dovevano preoccupare di altro. Se si presentavano problemi, gli interessati potevano accomodarsi in sede. Sapevo che, pur ridotto all'essenziale, non era facile, ma il capitano dei mercenari doveva essere difeso in ogni modo. Cambiare portava problemi. Inoltre, ogni esonero causa ferite profonde. Soprattutto a quelli abituati a vincere. Generava insicurezze, perdita di autostima e non bastava rifugiarsi in famiglia per ricaricare le pile. Né dire che si doveva sapere, perché compreso nel prezzo. Pensavo in modo diverso. Uno poteva aver firmato il contratto migliore del mondo, ma avrebbe fatto l'impossibile per evitare l'esonero. Un amico dice che qualcuno fa di tutto per andar via, magari con una buonuscita, se ha capito di aver finito. Forse ha ragione, ma non bastano i soldi per recuperare fiducia in se stessi. Sono venuti meno convincimenti fino a ieri certi, senza contare la perdita di credibilità nei confronti di media e tifosi. Ho conosciuto anche chi si rimboccava le maniche e ripartiva. Uno perché non poteva stare senza calcio, il secondo per una fiducia incrollabile in se stesso. Entrambi hanno vinto campionati di B. Li considero eccezioni.

La lunga premessa per parlare di Mourinho. Quando, esonerato, rientra nella casa di Londra con gli scatoloni contenenti le coppe e tre gigantografie che facevano bella mostra nell'ufficio del Tottenham, settimo in classifica, è uno sconfitto, salutato senza alcuna eleganza dai dirigenti. Inutile che poco dopo abbia scelto di guidare la Roma. A più riprese aveva perso credibilità. Già al Real Madrid, anche se il Presidente Florentino Pérez era al fianco. Poi il Manchester United, tanto desiderato, ma con l'ombra scomoda di Alex Ferguson alle spalle. Se si contano le cadute, non solo di stile, fatte alla Roma, sotto l'aspetto tecnico e comportamentale, ce ne rendiamo conto. La sconfitta in Norvegia per 6-1 col Bodo e la critica alla rosa, le contestazioni continue agli arbitri, la richiesta pressante del regista, quasi non si potesse giocare senza, l'insoddisfazione per una classifica deficitaria, nonostante i 100 milioni spesi a giugno e gli arrivi di Oliveira e Maitland-Niles a gennaio. Vive in confusione. Col Verona lo salvano Volpato e Bove con Zalewski, tre Primavera. L'accantonamento di Veretout è un mistero, ma lo vuole il Milan. Cristante parte spesso in panca, ma lo vuole l'ex D.S. Monchi al Siviglia. Chissà quando si sveglieranno i Friedkin, i nuovi proprietari?  

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