E' una débacle

03.06.2022 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
© foto di www.imagephotoagency.it
E' una débacle

Negli anni '60 i Boston Celtics dominavano l'NBA. Il coach era Red Auerbach, capace di vincere 11 titoli, come nessuno. Un fenomeno, che ripeteva: "Bill Reinhart era 25 anni avanti a tutti. Diceva che segnare in contropiede era il modo più facile e al tempo stesso il più efficace per demoralizzare l'avversario". Da qui a dire che era la tattica migliore il passo è breve. Una conferma per coloro che scoprono l'acqua calda. Nel Belpaese si attuava da tempo. Un segno distintivo che ci faceva rispettare ovunque e temere. Difesa e contropiede il pane quotidiano. Non solo. Infatti portieri, difensori e centrocampisti si costruivano in casa, i settori giovanili sfornavano ad ogni stagione prospetti per la prima squadra e alla guida avevamo autentici guru: Rabitti, Ussello, Malatesta, Tanzini, Scagliotti, Bonilauri, Comini, Mazzoni, Adamo e compagnia. L'uso dei muri e delle forche era all'ordine del giorno e l'abilità dei maestri faceva il resto, capaci di insegnare la tecnica, correggere i difetti e costruire l'uomo. Con le storture e i difetti che poteva avere anche quel calcio, rimaneva un mondo dei migliori. Come insegnava il Conte Rognoni.

Domanda: perché con un passato come il nostro non si deve partecipare a due mondiali, non vincere una coppa europea che si rispetti dal 2010 e lamentare mancanza di istruttori, oltre a manager e allenatori? Non bastava guardare al passato con piccoli correttivi? Poi ci si accorge che Ancelotti vince col Real Madrid la 14° Champions giocando all'italiana, come Tuchel  col Chelsea due anni prima e la Macedonia del Nord con gli azzurri, quando ci eliminò a Palermo.

Ma noi siamo nati per soffrire e il C.T. regala convocazioni di 39 calciatori, come la maglia azzurra fosse per tutti, senza che nessuno lo porti sulla retta via. Gli si danno 4 milioni netti l'anno per il passato di ottimo calciatore, la presenza, l'eleganza e il fatto di essere maestro nella comunicazione e nelle pubbliche relazioni. Però siamo ancora una volta fuori dal Mondiale e, con 4 stellette sulla maglia, ci limitiamo a battere squadre di seconda fascia e a fare figure barbine come contro l'Argentina a Wembley. Continuiamo a dare spazio a Viscidi in campo e a Sacchi sui media e non portiamo alla guida del Settore Tecnico di Coverciano e dei corsi per manager, allenatori e istruttori i migliori, Capello e Lippi, in attesa che Ancelotti lasci il Real. Non è la strada per mancare anche il Mondiale 2026?   

© 2022 Stazione di sosta