Gli schemi del Bar Lume

28.06.2021 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
Gli schemi del Bar Lume

Quando nel '74 lasciai Tuttosport per andare alla Lucchese, avevo lo scout della ChinaMartini Torino e del Fernet Tonic Bologna. Perché nel basket un giocatore veniva giudicato dai numeri e nel calcio si andava a spanne? Pensavo che avrei avuto vantaggi, sia a livello squadra che calciatori. Prendevo a prestito il basket e cercavo di adattarne alcuni aspetti. Senza esagerare, perché negli USA, dove si mangia pane e statistica, c'erano numeri da non utilizzare. L'allenatore di turno aveva l'essenziale, così nella valutazione del calciatore da acquistare.

Uscito dal calcio nell''89, cercai di trasmettere il bagaglio di esperienze maturate. Nacque Tuttocalcio, annuario tecnico-statistico di oltre 1.300 pagine, dove, dopo la prima di copertina, facevano bella mostra "I dieci comandamenti", un peana al gol e all'assist. D'altro canto che cosa determina nel calcio? Il gol. Anche se i profeti dello schema non hanno capito che segnare è per una minoranza, baciata da madre natura. Ad altri è vietato, basta leggere i tabellini del lunedì in tutte le categorie e accorgersi che, nel 95% dei casi, a metterla dentro sono gli stessi. Nei 10 anni in cui ho giocato in C, capii in fretta. Quando entravo nell'area di rigore avversaria, era seminato. Il campo, infatti, si divideva in due parti: una di 89 metri e una di 16, dove pochi potevano stare. Né dimenticavo chi serviva l'assist. Se lo faceva in continuità, valeva i bomber. Poi non tutti i gol avevano stessa valenza, in casa e fuori, con le grandi e le altre. Alle corte, i dati erano tali e tanti da preparare le partite. Ma il tutto presupponeva la conoscenza di ogni ruolo e un esame approfondito.

La premessa per arrivare a Marco Malvaldi, chimico, docente di Causality e Big Data, popolare giallista per i romanzi del "Bar Lume". In un'intervista parla della matematica applicata al calcio, della Tassellazione di Voronoi, del matematico spagnolo Ignacio Palacios Huerta, dell'Entropia di Shannon, della cibernetica di Valery Lobanovsky, del sistema periodico di Primo Levi e di un libro, The Numbers Game, di Sally e Anderson. E pensare che quando arrivai alla Sampdoria, quasi da sconosciuto, la vecchia gloria Ugo Poggi domandò come si calciava il pallone. Giorni or sono mi sono trovato di fronte a uno dei dirigenti più preparati che non sapeva che cosa era la forca e ignorava l'uso dell'esterno piede. Oggi, in un centro sportivo, invece di vedere il muro, le forche e le corde, si pensa a costruire il gabbione e a non usare la matematica per dati precisi e da mandare a memoria in un attimo, senza scomodare qualsiasi schema o procedimento sistematico.  

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