Redondo e il Milan

07.03.2022 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
Redondo e il Milan

Il 15 giugno 2012 comincia la collaborazione a Lady Radio. Alla 924esima puntata sono nel Guinness dei Primati. Mi diverto o, almeno, ci provo e metto spesso i puntini sulle i. Quindi scopro chi si appropria di ciò che non gli appartiene. Nel calcio esiste la stima fra quelli che capiscono e la disistima con gli altri. Parlerò di Carlos Fernando Redondo. Avevo letto che a poco più di 19 anni aveva detto no alla convocazione dell'Argentina di Bilardo per i Sudamericani. Iscritto a Scienze Economiche, era in ritardo con gli esami. Pochi mesi dopo, il tecnico lo chiamava per i Mondiali del '90 e riceveva ancora un rifiuto, perché non condivideva il suo calcio. Volevo sapere tutto, incuriosito dalla personalità. Telefonai a Ricardo Cosentino, l'unico di cui mi fidavo, e chiesi notizie. Rispose che era il solo pronto a giocare in una grande del campionato. Inviò cassetta e rassegna stampa completa dell'ultimo torneo. Sapevo che era di famiglia benestante, col padre proprietario di un'industria di frigoriferi. Abitava in un quartiere residenziale, vicino a Menotti, col quale erano amici.

Dalla cassetta uscì un mancino lento all'apparenza, ma veloce di testa come nessuno. Non riusciva a sbagliare un passaggio (sic!). A 16 anni aveva vinto in Colombia il Sudamericano Under 19. Per Viega, il suo allenatore, era "... il migliore della prima parte del campionato, sulla strada per diventare un leader, come Varela e Nestor Rossi". Nel dicembre '89 il più votato, con due icone: Bochini e Marangoni. Falcao il suo idolo. Con 6,63 il migliore nel ranking del torneo. Riguardavo la cassetta e rimanevo convinto: era un crac. Più forte di lui solo Rijkaard. Lo dissi a Mantovani e un pomeriggio, con Cosentino e Menotti, salii a Sant'Ilario. Ricardo era incaricato dal padre a trattare. Uscimmo certi della conclusione, ma alle 8.00 del mattino seguente, per la prima volta, il Presidente fece retromarcia. Mancini e Vialli, subito avvertiti, dissero che era lento e consigliarono Mikhailichenko. Rimasi di sale, ma ero così convinto da telefonare all'amico Ramaccioni perché lo acquistasse il Milan. Silvano eseguì e Galliani mandò a vederlo a Tenerife, dove l'aveva portato Valdano, Sogliano, il consigliori numero uno. Riccardo dette parere positivo. Poi fu organizzata un'amichevole perché lo vedesse Capello. Stranamente lo bocciò, per innamorarsene quando lo trovò al Real Madrid.

La lunga premessa per dire che gli scouts, gli algoritmi ecc. ecc. contano il giusto. Non dice Tanjevic: "Il talento è come una gamba più corta, lo noti al primo sguardo"? Infine, chi dava fiducia ai consigliori oggi la dà agli agenti, i veri D.S.. Chi ha portato Jovetic, Nastasic, Vlahovic e Milenkovic alla Fiorentina?   

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