Simeone e Sacchi

11.04.2022 09:00 di Claudio Nassi   vedi letture
© foto di Getty/Uefa/Image Sport
Simeone e Sacchi

Di solito mi diverto. Stavolta no. A commento della partita Manchester City - Atletico Madrid, leggo un'intervista di Sacchi dal titolo: "L'Atletico preistorico". Poi: "Simeone che catenaccio, è il vecchio calcio degli anni '60". Sono stupito per la critica feroce: "Difesa, difesa, difesa: che gioco è mai questo?". Ma se ho ancora negli occhi la partita più brutta che abbia visto, la finale intercontinentale del Milan di Sacchi, 1-0 al Medellìn di Maturana, giocata in 30 metri a centrocampo con mille fuorigioco! Né dimentico un Real Madrid - Milan 1-0, dove i fuorigioco furono solo 150! Non era catenaccio? Perché tanto accanimento? Né si critica una tattica quando lo scopo potrebbe essere raggiunto. Simeone è andato a Manchester per fare 0-0 e giocarsi al ritorno il passaggio alle semifinali di Champions. Nell'unico errore commesso, i calciatori più forti di Guardiola hanno deciso: assist di Foden e gol di De Bruyne. Parate difficili di Oblak: zero.

Alla fine perde 1-0. Non è esagerato mettere in croce il tecnico? Eppoi da uno che ha vinto col Milan di Berlusconi, Galliani, Van Basten, Baresi, Maldini e Rijkaard, prima di inanellare solo flop? Ma da criticare era Guardiola, che non ha saputo prendere le contromisure a chi, con due linee da 5, chiudeva la zona centrale della metà campo. Un vecchio saggio insegnava che, quando al centro non si passa, bisogna fare come il pugile che, impossibilitato a vincere per k.o., prende a lavorare l'avversario ai fianchi, per vincere ai punti. L'avesse conosciuto, probabilmente, avrebbe attaccato sulle fasce laterali senza soluzione di continuità, per arrivare al cross dal fondo o servire l'assist.

Poi una frase infelice: "Su Simeone ha influito l'esperienza di calciatore in Italia, prima di tutto non prenderle". Come calciatore si tratta di un centrocampista completo dalle spiccate doti di leader, con oltre 100 gol all'attivo. Vince campionato e coppa nel '96 con l'Atletico Madrid, Coppa Uefa con l'Inter, scudetto e Coppa Italia alla Lazio e due Coppe America con la Nazionale. Da allenatore un titolo all'Estudiantes e uno al River Plate. A Natale 2011 è chiamato dall'Atletico Madrid e vince l'Europa League. Nel 2013 Supercoppa Uefa e Coppa del Re. Nel 2014 la Liga con finale Champions a Lisbona col Real, prima di essere uccellato dall'arbitro olandese Kuipers con un recupero eccessivo, quando vinceva 1-0. Dopo il pari, sarà 4-1 per i blancos ai supplementari. Nel 2015 Supercoppa spagnola. Nel 2016 perde a Milano ancora la finale Champions col Real ai rigori. Riceve per 3 volte il titolo di miglior allenatore della Liga. Nel 2018 la Supercoppa Uefa contro il Real. Nel 2021 la seconda Liga. Batte tutti i record di Luis Aragonés, l'allenatore più titolato dei colchoneros. E a uno con simile palmarès, che ha giocato col 4-4-2 (Estudiantes), il 3-3-1-3 (River Plate), 4-2-3-1 (Atletico), che negli anni successivi è diventato 4-4-2, alternato al 4-3-3 e al 5-3-2, che ha salvato dal fallimento la società una prima volta, che prepara le palle inattive come nessuno ed è, con Guardiola, il più pagato al mondo, gli dici che "... per andare avanti, per progredire e migliorarsi, bisogna avere l'umiltà di studiare, di applicarsi e di imparare, perché è molto semplice mettere un muro davanti alla propria porta e non preoccuparsi della fase offensiva"? Arrigo, ma che cosa avresti scritto se avessi vinto la metà di questo catenacciaro?

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