Verratti sì, Verratti no

30.04.2021 09:00 di Claudio Nassi   Vedi letture
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Verratti sì, Verratti no

Mercoledì si è giocata l'andata della seconda semifinale di Champions League: PSG - Manchester City. Sulla carta la finale, dal momento che si affrontano le squadre più forti. Quando annunciano le formazioni, viene in mente un'osservazione che poco prima aveva fatto Cambiasso nel salotto di Anna Billò: "Avrei voluto in campo Draxler". Immediatamente dico a Gabriele che, da ex centrocampista, preferiva Verratti in panchina, con Di Maria, Neymar e Draxler dietro a Mbappé. E qui si apre la discussione sull'abruzzese, che qualcuno, a partire da un caro amico, vuole sopravvalutato. All'inizio dispiacque quando dal Pescara andò a Parigi. Preferivo fosse rimasto in Italia. Ne apprezzavo la tecnica sopraffina, la visione di gioco e quel leggere l'azione prima degli altri. Non importava se la fase d'interdizione era carente, né aveva il gol nel dna. La sicurezza con la palla tra i piedi faceva passare in sottordine qualità che avevo sempre ritenuto determinanti. Conoscevo i limiti, ma pensavo, con due faticatori a fianco, le doti del regista sarebbero ancor più emerse. Inoltre, l'ingaggio da dieci milioni netti diceva quali erano il giudizio e la considerazione del club.

Dopo il parere non positivo dell'amico, ho cominciato a dedicargli maggiore attenzione. Poi l'arrivo del nuovo tecnico, Pochettino, e la mossa di spostarlo da centrocampo in avanti, dietro Neymar e Mbappé, facevano riflettere ancor più. Infine, la considerazione di Cambiasso su Draxler non poteva passare inosservata. Se difetta in fase d'interdizione, se, come l'uomo lo salta, commette fallo, se la squadra non lo supporta, perché costruita su calciatori più importanti e, quindi, determinanti, bisogna correggere il tiro. Non è migliorato come doveva e, se all'inizio determinava, oggi deve mettersi a disposizione degli altri, perché la sola tecnica non è sufficiente. E quello che un tempo era un punto di forza, diventa l'anello debole. Né basta giocare in Nazionale, perché, come gli impegni e gli avversari crescono, occorrono altre doti per primeggiare e, forse, non ci sono. Evidentemente c'è stata un'involuzione e solo con umiltà e grande spirito di sacrificio si potrà risalire la corrente. Chissà se sarà un handicap il conto in banca? 

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