Chiesa e Ribéry

03.10.2019 12:07 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
Chiesa e Ribéry

Un lunedì Andrea Niccolai, gloria del basket di Montecatini, fece i complimenti perché avevo parlato in tv di Baggio col conforto dei numeri. Disse: "Per la prima volta si è detto che cosa ha fatto un calciatore. Io, finita la partita, leggo i dati e so se ho giocato bene o male". Sfondava una porta aperta. Se nel '74 ero arrivato alla Lucchese con gli scout della ChinaMartini Torino e del Fernet Tonic Bologna, era perché volevo adattare al calcio quanto il basket era solito fare. Cominciai nel '78 alla Pistoiese e, una volta uscito, dal '91 al 2000 confezionai un annuario tecnico-statistico, "Tuttocalcio", insieme ad amici, pieno di dati, con i gol e gli assist a farla da padroni. Così si potevano riconoscere i meriti di quei calciatori che determinavano, ma che venivano relegati in sottordine a quelli ammirati per l'apparenza.

Attenzione, non è questo il caso, ma tutto quanto si è detto e scritto su Ribéry mi ha portato a riflettere. Discutere il francese sarebbe da folli, visto il palmarès che pochi possono vantare, per non parlare delle 643 partite disputate, fra campionati e coppe, e dei 158 gol. Anche se non conto gli assist. Detto tutto il bene possibile su Franck, ricordo il perfetto sinistro al volo che manda la Fiorentina sul 2-0 a Parma con l'Atalanta, l'azione che al 14', dopo due dribbling, impegna Donnarumma e porta al rigore di Pulgar e la stupenda sterzata che gli permette, al 78', di metterla in rete. Poi leggo le pagelle e trovo che è il migliore con l'Atalanta e il Milan. Esce tra gli applausi a San Siro e fa sognare Firenze. Tutto giusto e meritato. Poi vado a vedere le prestazioni di Chiesa. Fa il tiro che, deviato da Palomino, porta i viola in vantaggio con l'Atalanta. Poi compie due prodezze: recupera un pallone a centrocampo, s'invola sull'out di destra e serve un cross perfetto per il gol di Ribéry. Se Montella non l'avesse tolto poco dopo, difficilmente l'Atalanta avrebbe pareggiato. A Milano Federico va oltre: causa il rigore del primo gol, propizia con un cross la rete di Castrovilli e offre a Ribéry la palla del 3-1.

Detto che i due si trovano a occhi chiusi, se debbo fare una classifica è fin troppo facile stabilire il vincitore. D'accordo, meno si parla di un 22enne meglio è, ma se FR7 è stato un grande e, cambiando ruolo, lo è ancora, Chiesa ha davanti un'autostrada per diventarlo. Quando lo vedo strappare e andare in progressione, sembra una forza della natura. Più di uno dice che segna col contagocce. E' vero, ma ha l'assist facile ed è tra i pochi a tirare come vede la linea dei sedici metri. Aumenteranno anche i gol. Mi lascia di sale quel tecnico che lo critica perché guarda sempre a terra, ma lo apprezzo quando, pochi giorni dopo, si ricrede.

Chiudo con Montella, cui faccio i complimenti per aver trovato la disposizione giusta. Non offrire punti di riferimento all'avversario significa creare problemi in serie. Una squadra che ha tanti uomini col gol nei piedi sarà sempre difficile da contrare. Non si saprà mai da dove arriverà il pericolo, ma arriverà. Ricordo l''85/'86 quando, senza attaccanti, la viola arrivò quarta, con Passarella cannoniere da 11 gol. Per questo spero che la Fiorentina, con i giusti correttivi, fin dall'anno prossimo possa essere competitiva, in Italia e in Europa. 

© 2019 Stazione di sosta