Conte, Marotta, Mazzarri e Cairo

10.10.2019 09:04 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Conte, Marotta, Mazzarri e Cairo

Quando dico che chi capisce di calcio deve saper leggere le designazioni, sono certo di essere preso, quanto meno, per originale, o visionario, se non poco sano di mente. So bene che è così, anche se un caro amico dice di non toccare il tasto, altrimenti tutti capiranno. Ma voglio di nuovo disattenderlo e parlare di Barcellona - Inter per prendere in esame anche gli emolumenti di alcuni allenatori e D.G.. Quando Conte pretende rispetto dal direttore di gara, lo sloveno Skomina, dimostra di far parte di quelli che pensano di vincere le partite da soli, o al massimo con la squadra, dimenticando la proprietà, il presidente e la società. Poiché commette un errore grande così, non esiste giustificazione alcuna a un contratto da 37 milioni netti per tre anni. Così il D.G. Marotta, se, nonostante i 2,4 milioni l'anno più bonus, non riesce a difendere la squadra. Non basta che il designatore Rosetti abbia scelto uno degli arbitri migliori, per pararsi da eventuali critiche. Se ho di fronte Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco, so in anticipo che alla fine potrei lamentare profonde ferite. Allora, conosciuta la designazione, si dovrà comunicare a chi di dovere che la partita si vuole perdere al 95' e non prima dell'inizio. E' matematico. Non serve lamentarsi durante la gara o dopo. Si dimostrerà di essere cornuti e mazziati. Il rigore su Sensi che poteva portare al 2-0 e altre decisioni discutibili non sono frutto del caso, ma di un diverso peso specifico, che, tuttavia, si può arginare.

Quando passo al Milan e alla sconfitta con la Fiorentina, non posso fare a meno di soffermarmi sul momento in cui l'arbitro Giacomelli va al monitor per vedere come valutare il fallo di Musacchio su Ribéry. So che è da cartellino rosso ma, se al posto del fondo Elliott, di Gazidis e compagnia ci fossero stati Berlusconi e Galliani, probabilmente avrebbe estratto il giallo e non ci sarebbe stata inferiorità numerica. Non è il calcio il gioco del potere?

Chiudo con la contestazione di Mazzarri nei confronti del direttore di gara La Penna in Parma - Torino. Che cosa ha guadagnato con lo scuotere la testa e dissentire a ogni fischio? Non era un segnale l'espulsione di Frustalupi, il secondo? Non sa che certi suoi comportamenti non piacciono agli arbitri e ai loro dirigenti? E' strano che con un Presidente come Cairo, azionista di maggioranza del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport, il Torino non goda del massimo rispetto. Evidentemente si commettono errori. Altri al posto del Presidente granata vivrebbero di rendita. Ma non se la prenda Cairo. E' già successo anche ad alcuni che non ci sono più.

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