Istruttori o distruttori?

29.12.2017 11:41 di Claudio Nassi  articolo letto 228 volte
© foto di Diego Fornero/TorinoGranata.it
Istruttori o distruttori?

Sono ancora sotto shock dal giorno in cui ho letto una frase di Maurizio Viscidi, coordinatore tecnico delle rappresentative giovanili azzurre: "Allenare i giovani di una squadra di Serie A, Primavera esclusa, significa guadagnare poco. Logico venga voglia di andarsene. E puoi farlo solo vincendo. Per questo è stato messo da parte l'insegnamento dei fondamentali". Capisco, ma i fondamentali sono il calcio e come dice Mino Favini, l'ultimo dei vecchi maestri: "Per insegnare lo schema a una squadra basta una settimana, per insegnare i fondamentali a un calciatore non basta una vita". Non è vero, quindi, che i nostri non trovano spazio a causa degli stranieri. La vera causa sono gli istruttori o, come vuole un amico, i "distruttori".

Se il 2017 passerà alla storia come l'anno d'oro delle giovanili inglesi, per i titoli mondiali Under 17 e 20, l'Europeo Under 19 e il Torneo di Tolone, viene certamente da riflettere. Si scoprirebbe che tutto nasce il 20 ottobre 2011 con una sigla, EPPP, Elite Player Performance Plan, ovvero Programma di Prestazione di un Calciatore Elite. L'ideatore Ged Roddy, professore universitario. Si voleva promuovere il legame tra calcio e scuola, perché i giovani migliorassero sul piano tecnico e culturale. Al proposito Matthew Syed sul Times ha scritto: "Una delle ragioni che hanno permesso alle Under 17 e 20 di conquistare il titolo mondiale è che finalmente è stato fatto quello che in Germania e Spagna hanno capito da tempo e cioè che la scuola rafforza lo sviluppo della pratica sportiva". Tutto questo oltre a curare i parametri fisiologici, psicologici, motivazionali, caratteriali, tecnici e sociali.

Non rimane che fare i complimenti, ma, con tutto il rispetto per chi ha raggiunto risultati insperati, sono dell'avviso che sia sempre l'uomo a determinare. Dal momento che so chi erano e come lavoravano i maestri del passato, credo basterebbe insegnare ai tecnici dei settori giovanili quello che facevano quei signori, quando sui campi di allenamento si vedevano ancora le forche e i muri. Evidentemente i docenti di Coverciano non sono sulla stessa lunghezza d'onda. Così, quando sento parlare di "squadre B", vedi la Spagna, mi sorge più di un dubbio. Come a Felipe Scolari, che da anni consiglia alla Federazione brasiliana di avere squadre Under 13, 14, 15, 17 e 19, perché è inutile fare un campionato B, dove giocano quelli che non hanno spazio in prima squadra. Se vuoi formare un buon gruppo devi iniziare a lavorare con i ragazzi e pensare a quelli di 10-15 anni. E se non hai un torneo per ragazzi, non crescono. Come se non insegni loro i fondamentali e non sai correggere i difetti.    

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