La prova del nove

23.02.2020 08:00 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Imago/Image Sport
La prova del nove

Martedì, alla tv, ho seguito in prima serata Atletico Madrid - Liverpool, per poi assistere, in seconda battuta, a Borussia Dortmund - PSG, registrata. Incuriosiva vedere come Simeone affrontava l'armata di Klopp e se il tedesco, nell'occasione, cambiava qualcosa. Tutto come da copione. Si è avuta la riprova che i più deboli possono contrastare i più forti se riescono a giocare sopra ritmo per 95', con i Reds marcati e raddoppiati in ogni zona del campo. Ho avuto conferma che il calcio è prevedibile se conosci il pensiero degli allenatori e i calciatori. Il Liverpool, che in Premier è uno schiacciasassi, l'ho visto per la seconda volta in difficoltà. La prima tra le mura di casa col Napoli. A dimostrazione, come insegnava Sun Tzu Wu ne L'Arte della guerra, che "... se conosci il nemico e te stesso non sarai mai in pericolo in 100 battaglie; quando non conosci il nemico, ma conosci te stesso, le possibilità di vittoria e di sconfitta sono uguali. Se non conosci il nemico, né te stesso, sarai in pericolo in ogni battaglia".

In precedenza avevo avuto un'altra conferma. La disparità di trattamento tra il Manchester City e il PSG da parte dell'UEFA. Non sposo la tesi di chi dice che i due club hanno stravolto gli equilibri del football mondiale. D'accordo, i petrodollari della famiglia reale degli Emirati, dal 2008 a Manchester, e quelli della dinastia qatariota di Al Thani, dal 2011 a Parigi, hanno permesso alle società di risalire, nella classifica Deloitte dei fatturati europei, dal ventesimo posto e oltre rispettivamente al sesto e al quinto, con ricavi superiori ai 600 milioni. Ma non bastano, se gli inglesi e i francesi non riescono a vincere la Champions League, né a toccare la finale, nonostante rappresentino due stati: gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar. Ed ecco la riprova che il calcio è il gioco del potere: la stangata dell'UEFA al Manchester City, fuori dalle coppe per due anni e multato con 30 milioni per gravi violazioni del regolamento, per aver sopravvalutato le entrate degli sponsor sui conti presentati tra il 2012 e il 2016. Si aggiunge che la società non ha collaborato all'inchiesta. Mentre il quotidiano britannico The Indipendent profetizza per il City una penalizzazione in Premier, il New York Times ricostruisce la campagna dell'estate 2017 del PSG, da oltre 400 milioni per l'acquisto di Neymar e Mbappé. Gli investigatori incaricarono la società di consulenza Octagon e il responso fu disastroso. Ma il PSG presentò un'altra analisi, quella di Nielsen, che assegnava un valore vicino all'effettivo. Anziché chiedere un terzo parere, si ritenne valido quello di Nielsen e nel giugno 2018 si chiuse il caso. Quando il Presidente dell'Adjudicatory Chamber, José da Cunha Rodrigues, chiese la revisione del fascicolo nel marzo 2019, il TAS, a cui il PSG si era nel frattempo rivolto, accolse il ricorso per un vizio di forma. Era giunto oltre il termine di 10 giorni previsto. Alle corte: il City contesta l'UEFA per un processo ingiusto, mentre il PSG si è dimostrato collaborativo, grazie al Presidente Al-Khelaifi, entrato nell'esecutivo dell'UEFA e al fianco del Presidente dell'ECA Andrea Agnelli.    

© 2020 Stazione di sosta