Lukaku e Eriksen

13.03.2020 12:46 di Claudio Nassi   Vedi letture
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Lukaku e Eriksen

La cosa più difficile nel calcio è fare gol. Non si insegna, è un dono di madre natura. Se qualcuno avesse dubbi, legga i tabellini del lunedì. Si accorgerà che, in tutte le categorie, a segnare sono quasi sempre gli stessi, perché è merce rara, roba per pochi. Ma occorre un distinguo: non sono tutti uguali. Quelli in casa non valgono quelli fuori e segnare alle medio-piccole non pesa quanto alle grandi. Detto questo, quando domenica sera ascolto da Di Canio in tv che la maggior parte dei gol del 27enne Lukaku, in Premier League, non li ha realizzati alle grandi, mi sono chiesto se fosse vero. Non sono in grado di saperlo, ma se un tecnico, che ha lavorato a lungo Oltremanica, mostra di conoscere a fondo l'attaccante dell'Inter e della Nazionale belga, è difficile dubitare. Dall'Anderlecht, nel 2011, Lukaku passa al Chelsea per 12 milioni più bonus e, l'anno dopo, è in prestito al West Bromwich. Nell'estate 2013 rientra al Chelsea, ma a settembre va, ancora in prestito, all'Everton, che lo riscatta per 20 milioni di sterline. Nel 2017 lo acquista il Manchester United per 85 milioni di euro più bonus. Con l'arrivo di Solskjaer gli viene preferito Rashford e passa all'Inter per 65 milioni più 10 di bonus, con un ingaggio, se non vado errato, di 9 milioni netti per 5 anni. Ha tanti record dalla sua, ma avesse ragione Di Canio sarebbe grave, perché simile spesa meritava esame ben più accurato.

L'altro regalo fatto a Conte, proveniente dalla Premier, è Eriksen, 28 anni, danese, a 16 all'Ajax e a 21 al Tottenham. Spesa 20 milioni e contratto fino al 2024. Ricordo che curriculum, successi e record non sono inferiori a quelli di Lukaku. Vanta 475 presenze nei vari campionati con 102 gol, cui va aggiunto un numero imprecisato di assist. Lascia l'Ajax dopo 162 presenze, 32 gol e 66 assist. Dal 2013 al Tottenham, chiude l'anno con 36 presenze, 10 gol e 12 assist e la stagione seguente dice 48, 12, 5. Conclude il 2015/2016 con 8 reti e 16 assist e il 2016/2017 con 12 e 23. Diventa il primo calciatore, dopo David Beckham, a fornire almeno 10 assist in 4 stagioni consecutive. Chiude la parentesi londinese con 305 presenze, 69 reti e assist a pioggia. Col contratto in scadenza a giugno, i nerazzurri giocano d'anticipo ma, dopo quasi 2 mesi, ci si accorge che per Conte non è pronto. Preferisce Vecino, che a luglio si voleva cedere. Eppure segna, sforna assist, può giocare in ogni ruolo a centrocampo, se arriva nei pressi dell'area di rigore è mortale, è veloce di testa, ma non rapido, oltre a essere specialista nei piazzati. Insomma, è un rebus. D'accordo, gli allenatori sono tipi da maneggiare con delicatezza. Hanno i loro pallini, le loro fisime e pensano di essere nel giusto, a maggior ragione se hanno triennali da 37 milioni netti. Strano, perché Nils Liedholm, autentico maestro, era solito dire: "Datemi i calciatori bravi, a farli giocare ci penso io". Immaginare che si rivolterà nella tomba è il minimo. Seppoi uno fa gol e serve assist...  

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