Ma Moggi capiva?

26.01.2020 11:37 di Claudio Nassi   Vedi letture
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Ma Moggi capiva?

Non sarei stato capace di fare l'allenatore. Ero portato a vedere le qualità dei calciatori. Fin da quando giocavo. Ricordo ancora nella C meridionale chi meritava categorie superiori, come Mazzei del Trapani, i miei compagni Vemati all'Aquila e Enrico Casini a Siracusa, il trio del Potenza Lodi, Nesti e Rosito, o Cordova della Salernitana. Pur essendo poco più che ventenne, confrontavo le mie idee con l'allenatore. Col tempo, dopo la laurea, ho scelto di rimanere nel calcio, prima giornalista sportivo, poi manager. Mi balzavano agli occhi sempre i difetti prima dei pregi, condizionato dalla ricerca del meglio. Volevo vicino gente di personalità, che aiutasse a crescere. Non serviva sapere se avevo fatto bene. Era un limite, ma come vuole Kant: "L'uomo è un legno troppo storto per raddrizzarlo". Avevo sposato Pirandello: "Confidarsi con qualcuno, questo sì, è veramente da pazzi". Talvolta non parlavo neppure col presidente. Avevo il terrore che una notizia trapelasse.

Esageravo, ma conoscevo gli avversari. Sapevo che un particolare era determinante per mandare a monte l'operazione. E' chiaro che gli errori non erano perdonati. Credo che solo Riccardo Sogliano fosse un legno più storto. Sono certo che se non avessi confermato Zaniolo, come alla Fiorentina, o lo avessi ceduto alla Roma, come all'Inter, mi avrebbero spedito alla base missilistica di Perdasdefogu. In ritardo ho capito quanto fosse difficile sopportarmi, ma solo simile comportamento poteva pagare. Se la cosa sognata è acquistare un top player, il silenzio aiutava a centrare l'obiettivo. Puntualmente persi quando il D.S. del Como dette la notizia alla "rosea". Ero alla Fiorentina. Vinse il Milan. Mi trovavo sempre di fronte la Juventus di Boniperti. Non era facile sorprenderla.

Sapevo chi erano gli uomini da temere, quelli che capivano. Non c'era Moggi, col quale scherzavo. Gli dicevo di andare a imparare da Sandro Vitali o da Eolo Falorni, un suo uomo, livornese, super con i giovani. Mi pregava di stare zitto. Luciano era bravo in altre cose, un gran lavoratore. L'unico che telefonava ogni giorno al Presidente del Catania, Massimino, ma si garantiva così operazioni di mercato. Un altro, non il massimo sul piano tecnico, era Galliani, anche se il più abile sul piano politico. La conoscenza degli avversari permetteva di sopravvivere. Trovavi addirittura marescialli che comandavano più dei generali. Se li sottovalutavi era fare harakiri. Oggi fra procuratori e intermediari, tutti D.S. falliti, o con il sogno di diventarlo, è un bosco a baccano, dove a farla da padrone è la quantità a scapito della qualità. 

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