Motta e Pioli

10.11.2019 11:28 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Motta e Pioli

Marassi: corre il 25' della ripresa e il punteggio dice Genoa 1 - Udinese 1. La partita è ricca di insidie, prima per la situazione precaria dei rossoblu, con 8 punti in classifica e un allenatore, Thiago Motta, neofita; poi per gli ospiti, che presentano in panchina Gotti, il secondo, sostituto di Tudor, e sono reduci dall'aver subito 11 gol negli ultimi 180'. Chi conosce il calcio sa che arriveranno col sangue agli occhi e avranno lavorato senza sosta per portare la barca in linea di galleggiamento. Non conosco Gino Pozzo, so che è uno dei dirigenti più preparati, ma so che il D.S. Pier Paolo Marino non è uno sprovveduto. Alle corte, la gara è da prendere con le molle. Ebbene, con una squadra che soffre la fisicità dei friulani e non solo, Motta toglie un difensore, Romero, per un attaccante, Sanabria, quando in campo ha già Pandev, Pinamonti e Kouame. Domando a Gabriele se sto sognando. Puntualmente gli ospiti vincono 3-1. Con Saponara dall'inizio e un undici già sbilanciato, si voleva vincere a ogni costo, ma si disattendeva la massima del vecchio saggio che insegnava: "Per vincere bisogna aver paura di perdere"; oltre al fatto che muovere la classifica è meglio che restare al palo. E la componente psicologica, mai da sottovalutare, non la consideriamo? Eppoi, perché non preoccuparsi di avere sul campo una squadra equilibrata? Non è la cosa più importante? Seppoi voglio usare tutte le armi per vincere, non schiererò attaccanti in serie, ma cercherò centrocampisti e difensori di spinta, per lavorare ai fianchi l'avversario.

Ma non era finita, perché la sera c'è Milan - Lazio e assisto al replay. All'8' della ripresa esce Paquetà per una punta, Leao, che va ad aggiungersi a Piatek e Rebic. Capisco che Pioli vorrebbe vincere, tanto più contro la Lazio, sua ex squadra, ma è la scorciatoia per perdere, anche perché l'avversario è più forte. Finisce 1-2, come da copione. Se ai tre attaccanti aggiungi Calhanoglu, che preferisce giocare dalla metà campo in avanti, chi lavora nella zona nevralgica, quella dove si vincono le partite? E non suggeriva un allenatore amico a Giampaolo di preoccuparsi per avere in mezzo due che facessero legna? Chi aiuta il tecnico quando ha dubbi, o prende la strada sbagliata, convinto di essere nel giusto? Se il suo compito è dei più difficili, non può essere lasciato solo. Chi avrà detto ad Ancelotti che non deve portare il figlio come secondo? Se lo ritieni bravo, consiglialo ad altri. Capisco il genitore, ma non ha vantaggi, è un boomerang. Chi ha detto a Conte di fare autocritica per aver perso una partita determinante quando conduceva 2-0 e non attaccare la società per una campagna acquisti dispendiosa ma incompleta? Ecco perché aveva ragione quel grande dirigente che voleva fosse l'ubbidienza la prima dote dell'allenatore.

© 2019 Stazione di sosta