Donnarumma e l'Under 21

 di Claudio Nassi  articolo letto 48 volte
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Donnarumma e l'Under 21

Ho sentito qualcuno dire che la nostra Under 21 era così ricca di talento da essere più forte di quelle che avevano vinto nel '92, '94, '96, 2000 e 2004, con alla guida Cesare Maldini, tre volte, Tardelli e Gentile. Probabilmente al completo, anche se carente in zona gol. Detto questo, mi ha stupito ancora una volta l'approccio alla Spagna, dopo la vittoria con la Germania. La presenza dei vertici federali e del Ministro dello Sport, Lotti, faceva presagire cielo nuvoloso, quasi una vittoria anticipata, quando era logico avvicinarsi all'impegno in punta di piedi, con un avversario da prendere con le molle. Comunque è normale. Immaginate se uno poteva mancare in caso di successo. Eppoi il caso Donnarumma aveva preso il posto della gara e non credo giovasse a un diciottenne. Anche giovedì a Viareggio, nella stupenda sede del Club Nautico, a colazione con amici, ho sentito critiche al ragazzo che non ho condiviso, perché non va dimenticato che esordire a 16 anni a S. Siro e relegare in panca Lopez, il portiere del Real Madrid, è più di una garanzia. 

Ebbene, al di là dei discorsi e dei numeri degli schemi, che fanno sorridere, ci sono cose che non si può non mettere in evidenza. Mi piace parafrasare alcuni passi per gli allenatori che non hanno letto "L'arte della guerra" del generale cinese Sun Tzu Wu: "Se conosci l'avversario e la tua squadra, non sarai mai in pericolo in cento partite. Quando non conosci l'avversario e conosci te stesso, le possibilità di vittoria e di sconfitta sono uguali. Se non conosci l'avversario, né te stesso, sarai sempre in pericolo". E poi: "Attacca il nemico dove non è preparato, fai sortite quando non se l'aspetta". Non è tutto semplice e di buon senso? Chi non sapeva che Zidane ha più volte preferito Asensio a James Rodriguez, pagato 76 milioni dal Presidente Florentino Pérez? E Ceballos, Deulofeu, Sandro, Meré e compagni dovevano essere vivisezionati, fino ad arrivare a Saùl, l'otto rosso che porta di peso la Spagna in finale. Ha 22 anni e sette mesi e conta 148 presenze nell'Atletico Madrid, con 22 gol, ha giocato 30 partite in Champions, la finale del 2016 da titolare e, ovviamente, ha esordito in Nazionale. Contro l'Italia il suo score dice: 3 tiri, 5 recuperi, 46 passaggi e 3 gol. Quando mai gli andava lasciato spazio?

Le partite si preparano con un'attenzione portata all'esasperazione per i particolari. E questi, che particolari non sono, debbono essere impressi a fuoco in testa. Si può perdere, ma non va regalato niente. Se poi devo giocare senza Conti e Berardi nella semifinale decisiva, con in più un giorno di riposo in meno della Spagna, qualcosa non ha funzionato. Si incontrava la favorita, il cui Presidente Federale è stato fino a un anno fa il deus ex machina del calcio. E' forse l'unico rimasto vivo dopo l'epurazione voluta dall'FBI e gode sempre la stima di Infantino e Collina per essere stato il dirigente più abile dopo Artemio Franchi. E non si presta la massima attenzione? E' come continuare a credere che i Centri Federali territoriali siano il futuro del calcio, invece di ricordare che erano i vecchi maestri quelli che ogni anno portavano ragazzi del settore giovanile nella "rosa" della prima squadra. Oggi, purtroppo, non ci sono più. Non sarebbe opportuno riproporli? Ma chi dovrebbe insegnare ai giovani allenatori?      

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