Il master che non c'è!

 di Claudio Nassi  articolo letto 55 volte
Il master che non c'è!

Diceva Lambert: "Non si può sempre dire ciò che si pensa, ma si deve sempre pensare ciò che si dice". E il D.S. dell'Inter, Piero Ausilio, durante un incontro all'Università Statale di Milano, si è lasciato andare, la scorsa settimana, e ha elencato i mali della squadra che avevano portato a otto sconfitte consecutive. Non ho il piacere di conoscerlo, né mi unisco al coro della critica, ma stento a capire i motivi per i quali un D.S. non conosca i suoi compiti. Mi hanno insegnato che un presidente entra nel calcio per migliorare l'immagine e soddisfare le ambizioni. E' umano che voglia apparire: prima per farsi conoscere, poi per dettare la linea politica della società. Per questo le persone deputate a parlare devono essere, oltre a lui, solo l'allenatore e i calciatori. Un club che si rispetti non può derogare da una legge non scritta, spesso più importante di quelle scritte. Inutile sottolineare i vantaggi, che vanno dalla serietà alla credibilità. Se il presidente non c'è, fai silenzio e aspetta gli ordini.

Avendo partecipato a un master a Coverciano a cavallo tra il 1981 e l''82 e non essendo uscito soddisfatto per aver perso gran parte del tempo, ho riveduto e corretto quello che aveva poco da spartire con il calcio e dal 2004 ho preparato, con la Fondazione Artemio Franchi, un master a lui intitolato, con finalità estremamente pratiche e l'obiettivo di migliorare la preparazione dei manager, ridurre i costi e ottimizzare i ricavi dell'azienda. Cominciò l'Università di Teramo, cui seguirono S. Marino e Parma, mentre oggi quasi tutte hanno in programma master per dirigenti sportivi. Ho letto quello del Real Madrid, della Bocconi, della Luiss, di Tor Vergata, Firenze, Teramo e S. Marino e non rispondono a ciò che servirebbe a chi vuol intraprendere la carriera di manager, o a quelli che partecipano per migliorare le conoscenze. Rimango dell'avviso che il calcio non si impari sui banchi di scuola, ma attraverso la trasmissione di esperienze. Nel corso cui ho partecipato, quando venivano docenti dalla Bocconi o dall'Università di Siena a parlare di strategia aziendale e scienze bancarie, mi veniva da sorridere. Tra i 40 partecipanti alcuni firmavano in stampatello, ma, forse, erano quelli che capivano più di calcio e conoscevano meglio il mestiere.

So bene che per Pirandello non c'è più pazzo al mondo di chi crede di aver ragione, ma penso che se Ausilio, invece di andare alla Statale, avesse partecipato a un master dove si spiegava quale era il suo ruolo, non avrebbe commesso un errore che poteva costargli il posto, dopo aver firmato un contratto triennale. Due mesi fa si doveva partire, insieme a una nota Università, con un master dalle idee nuove, anche se partorite da tempo; poi mi sono accorto che, ancora una volta, aveva ragione Chamfort: "Per essere graditi bisogna lasciarsi insegnare tutte le cose che si sanno perfettamente da coloro che non le sanno".

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