La caduta di Nicchi

06.02.2020 09:00 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
La caduta di Nicchi

L'arbitro è il magistrato che può condannare, cartellino rosso, dare la condizionale, giallo, o assolvere, soprassedere. Quando qualcuno è chiamato in tribunale, intervistato, risponde con una frase fatta: "Ho fiducia nella giustizia". Ci sarà un motivo. Oltre a non urtare la suscettibilità, quello del massimo rispetto per il lavoro dei magistrati. Se penso a quanto successo dalla fine di Juventus - Fiorentina in poi, faccio fatica a trovare spiegazione. Perché simile contestazione da parte del Presidente Commisso e dei dirigenti viola? La squadra aveva subito un'ingiustizia? D'accordo, avevano visto tutti, perfino ex arbitri e designatori come Boggi, Casarin e Cesari. Era impossibile far buon viso a cattivo gioco, dimostrare di saper incassare con la morte nel cuore e farsi sentire nelle sedi deputate? Non è facile. Ho vissuto situazioni simili, ma il compito è limitare i danni, non accrescerli.

Invece assisto a dichiarazioni che continuano a non giovare alla causa, a giornali che spiegano come la rabbia di Commisso nasca da lontano ed elencano, con dovizia di particolari, i casi sospetti. Non viene da chiedersi il perché? Se altre società non lamentano danni e hanno addirittura vantaggi, non ci domandiamo il motivo? Se il momento in cui il calcio è trasparente è quello delle designazioni, non credo sia difficile intervenire per correggere. L'importante è muoversi in tempo e non attendere la domenica sera, o il lunedì. Il Presidente dell'AIA e il designatore Rizzoli provvederebbero in un attimo a far tornare i piatti della bilancia in equilibrio. Ammettendo anche l'errore. Bisogna solo conoscere le caratteristiche di ogni arbitro, il curriculum e tirare le somme, corredate da ulteriori notizie e rapporti.

Alle corte, è un problema di lavoro. Un giorno un designatore ed ex internazionale disse che quando era in attività trascriveva ogni settimana le designazioni, per capire le volontà del vertice. C'era anche chi aveva diretto 34 volte una società con 29 vittorie. Dissi che non era il solo, perché, al contrario di quanto pensano i cultori del 5-3-2, del 4-3-3 ecc. ecc., il calcio è un fatto politico, economico, tecnico, tattico, fisico, atletico. Ricordo anche come si sarebbe comportato un grande presidente del passato, Dino Viola. D'accordo, con Boniperti guidava le danze, ma le rare volte in cui la Roma subiva un danno, regalava sferzanti battute, spesso ironiche. Che cosa avrebbe detto a Nicchi? "E' la dimostrazione che non meritava un terzo mandato. So che sogna il quarto, se lo dimentichi". Caro Commisso, la sua reazione sarebbe stata composta, di un'efficacia unica e avrebbe dimostrato di aver capito non poche cose del pianeta calcio.

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