La trasparenza non è il problema

 di Claudio Nassi  articolo letto 77 volte
© foto di Emiliano Crespi
La trasparenza non è il problema

Leggo con interesse l'intervista a Giovanni Branchini, uno degli agenti più importanti. La "rosea" in prima pagina titola: "Procuratori sotto accusa", con un sommario quanto mai esplicito: "Per i tifosi sono il male del calcio". In seconda e terza pagina c'è il Branchini-pensiero, che si può riassumere con "... regole certe e un sistema che punisca le violazioni, puntando soprattutto sulla trasparenza". Anche l'editoriale del Direttore che accompagna l'intervista titola: "Basterebbe una regola: trasparenza". Venerdì scorso Lady Radio, tramite Stazione di Sosta, suggeriva al Ministro dello Sport Lotti di non confondere i problemi del calcio con gli impianti sportivi obsoleti, la mancanza di un manager che guidi la Lega con pieni poteri e la spartizione dei diritti televisivi. Perché la prima cosa da migliorare è lo spettacolo della domenica, da cui dipende tutto, quindi i conti a posto. Il resto viene di conseguenza. Ricordo che il conto al ristorante lo fa la bistecca, non il contorno. Devo dire che sembra strano non andare mai alla radice dei problemi. Eppure non è difficile. Se una società è ben amministrata e ha i bilanci in regola vuol dire che c'è chi capisce. Quando si discute, come avviene per la VAR, si perde solo tempo. Perché il problema più importante sul terreno di gioco è limitare il potere discrezionale dell'arbitro. Non si deve guardare ai costi, né continuare a rimandarne l'impiego: ne va di mezzo la credibilità. E la credibilità non ha prezzo.

Ed eccoci ai procuratori. Non tutti, ma una buona parte, come si sa, non garantisce la regolarità dei campionati, soprattutto nelle serie inferiori. Per questo dovrebbe essere vietato avere più calciatori della stessa squadra o gestirne insieme a soci un numero incredibile. Allora lasciamo stare la trasparenza. Lo dico a ragion veduta, per essere stato il primo in Italia a fare l'agente nel settembre '82 con una società, la AIM, e due soci. Subito il Presidente della Roma Viola cominciò a dire che mi volevo impadronire del calcio con il mio ex Presidente Mantovani. Anche se la frase mi dette noia, sapevo che era nel giusto. Fossi stato un disonesto avrei potuto pilotare più di una partita. Siccome è possibile, e dove ci sono i soldi bisogna stare ancora più attenti, mi stupisco non sia stata regolamentata una categoria che può far saltare il banco in ogni momento. Ripeto per l'ennesima volta che non si dovrebbe avere più di un calciatore per squadra e più di dieci per categoria. Non risolverebbe il problema, ma avremmo reso la vita molto più difficile a chi vive pensando dalla mattina alla sera alle percentuali, alle combines, alle scommesse e al conto in banca. Resteremo ancora inascoltati?    

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