Ma Ceferin e Platini capiscono?

30.08.2018 08:57 di Claudio Nassi  articolo letto 41 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Ma Ceferin e Platini capiscono?

Il Presidente della UEFA Ceferin non si stanca di dire che il VAR non lo convince e non sa dare il benestare per la Champions League. Come il predecessore Platini, che continua, imperterrito, a contestare l'ingresso della tecnologia in campo. Se aggiungo che qualche commentatore in tv, vedi Massimo Mauro, la pensava allo stesso modo, sono a domandare come sia possibile. In passato avevo letto le resistenze del Presidente dell'AIA, Nicchi, poi ravvedutosi, ma pensavo che, dopo l'esito positivo di alcuni campionati e, soprattutto, i risultati del Mondiale, non se ne parlasse più. Invece si continua. Per cui fatico a spiegare se questi signori non capiscano niente di calcio o siano furbi di tre cotte. Se il potere discrezionale dell'arbitro era troppo ampio, non si può discutere uno strumento che lo limita. Che esista un margine d'errore è normale ma, nella maggior parte dei casi, il ricorso al VAR ha corretto decisioni sbagliate. E' vero, chi vinceva sempre ha paura di vincere meno e non ha interesse che le birichinate diminuiscano. Così gli esecutori di ordini che, azionando la leva del cambio, esercitavano il potere. Eppure, se parli con arbitri in attività, sono tutti d'accordo che eventuali errori vengano corretti.

Il calcio è un mondo dove tutti cercano vantaggi. Da tempo presidenti, D.G. e D.S. che si credono più furbi fanno entrare in società arbitri e assistenti dismessi. Il primo fu Viola alla Roma, che si avvalse dell'opera di un guardalinee, il fratello dell'internazionale Riccardo Lattanzi, come addetto all'arbitro. Immediatamente il calcio lo rifiutò. Il designatore lo punì e, un mese dopo, il Presidente fu costretto a fare marcia indietro. Allora chi sbagliava pagava. Da tempo, invece, si trovano direttori di A e B, che hanno concluso la carriera, nell'organico delle società. Qualcuno dice che spiegare il regolamento ai calciatori sia indispensabile e nessuno può permettersi di sindacare la scelta. Tuttavia, se chi ha vissuto il calcio dal di dentro, ha imparato dai maestri e conosciuto designatori e fischietti, suggerisce, da tempo immemore, di emanare una norma che vieti ad arbitri e assistenti professionisti di avere un ruolo in società pro, ci sarà un motivo. Se Viola fu costretto a fare retromarcia ci sarà un motivo. Se alcuni vertici si ostinano a contestare il VAR ci sarà un motivo. Purtroppo il calcio non ha bisogno di scoprire i motivi, ma solo di maggiore credibilità.

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