Ma esiste la tattica?

02.09.2019 08:15 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Ma esiste la tattica?

Telefona un allenatore da Budapest e si dice stupito per la partita disputata dal Lecce a San Siro. Non desiderava vedere una squadra tentare di proporre calcio alla Scala, ma un undici che doveva fare l'impossibile per creare difficoltà a una delle pretendenti allo scudetto. Chiudeva dicendo: "Ma lo sanno che nel calcio contano i risultati?". Avevo visto la partita e ero rimasto perplesso. Premessa d'obbligo: sono un costruito, non uno scienziato, anche perché, nei rari momenti in cui lo pensavo, mi riportavano alla realtà. Ma, a forza di imparare dai più bravi, qualcosa rimane e la curiosità di sapere fa il resto. Mi sono chiesto se, con Jurlano e Cataldo ai posti di comando e Fascetti in panca, si sarebbe assistito alla stessa partita. Con la disorganizzazione organizzata e un ritmo ossessivo, Handanovic e soci avrebbero dovuto sudare ben altra fatica.

Ma, venendo al presente, mi sembrerebbe scontato giocare con l'Inter una partita tattica. Sono sempre dell'avviso che contro i più forti ci si difende forzando i ritmi o coperti e in contropiede. Sono le due opzioni che ha David per contrastare Golia. Seppoi scendiamo nel dettaglio e analizziamo l'Inter scesa in campo, chi non è digiuno di calcio sa che con Conte Candreva si rigenera. Torna ad essere quello della Lazio e dalla destra arriveranno 100 cross. Brozovic e Sensi sono la coppia di registi e il passaggio obbligato. Detto che i tre sono da marcare e attaccare, rimaneva Ranocchia. Altro uomo recuperato dal mister, ma sempre lento. Per cui c'era da privilegiare, nella metà campo avversaria, la zona centrale, la meno difficile per affondare.

Come si vede non servono gli scout per affrontare i nerazzurri, perché prevedibili. So bene che alcuni allenatori ritengono di giocarsela alla pari, se la squadra fa quello che dicono; al contrario di altri, più modesti e pratici, che cercano i punti deboli dell'avversario per approfittarne. Preferisco i secondi, come gli analisti che non si perdono tra i dati ma estrapolano l'essenziale: assist, gol, giocate su palla inattiva, a favore e contro, e pochi altri particolari importanti che non mi dilungo a elencare. Alla fine spero che il Lecce si salvi e che Liverani, dimostratosi tecnico preparato per aver portato i salentini dalla C alla A, non dimentichi che il salto più difficile lo fa chi lascia la Serie Cadetta e che, per salvarsi, contano i punti, come ricordava l'amico da Budapest.  

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