Mai il VAR agli incapaci!

 di Claudio Nassi  articolo letto 47 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Mai il VAR agli incapaci!

Finalmente ho capito come cambia il calcio. Me lo hanno spiegato con dovizia di particolari, così potrò raccontarlo a chi non ha avuto la fortuna di assistere a quello che ritengono superato. Dicono sia una rivoluzione sociale. Pensate, firme in diretta su Facebook, come quella di Vincenzo Montella, quando il 30 maggio rinnova il contratto con il Milan. Poi droni che postano in tempo reale le partitelle di allenamento e chat per stringere un rapporto più intimo coi tifosi. Le società si sono accorte dell'enorme potenziale delle communities on line e da adesso, spiegano, niente sarà più come prima. Infatti il chief communication officer dei rossoneri dice: "Noi vogliamo parlare coi tifosi, non ai tifosi, secondo principi di condivisione e trasparenza". Alla Roma si festeggiano gli arrivi di Pellegrini, Defrel e Kolarov con mini-films e tanto di intro alla Star Wars. Ma anche l'Hellas Verona, il Bologna, il Sassuolo, il Cagliari e altre ritengono che la strada del web sia quella da perseguire per il futuro.

Poi mi viene il dubbio che tutto questo abbia poco da spartire con il calcio giocato, che la partita era e rimane la bistecca, quella che fa salire il conto al ristorante, e che il resto sia il contorno. Se penso che siamo 17esimi nel ranking mondiale, in una posizione mai raggiunta prima, e che in una classifica dei migliori settanta "under 20" troviamo solo Donnarumma, Chiesa e Locatelli, comincio a ricredermi. Potrei continuare con le tante incongruenze, a partire dallo staff di allenatori che vogliono al seguito 10 e più collaboratori, quando con il tecnico c'era il secondo e, non sempre, il preparatore atletico. Ma non eravamo 17esimi nel ranking mondiale, né si marcavano a zona quelli col vizio del gol, perché si sapeva che per vincere non esiste altro modo che metterla dentro. Oggi pare non sia così. E nonostante i tanti collaboratori gran parte delle squadre non sanno disporsi neppure sui calci d'angolo, men che meno sulle punizioni dirette, e non so quanti sono in grado di insegnare i fondamentali e migliorare i difetti.

Se penso che il pallone è ancora rotondo e le misure delle porte, come quelle del campo, sono le stesse, fatico a capire che cosa è cambiato. D'accordo, è entrata in campo la tecnologia. Era ora e questa è la novità. Anche se Rosetti, o chi per lui, deve controllare che il VAR non sia gestito da incapaci, come ieri al Franchi di Firenze. E poi? Abbiamo paura di non andare al Mondiale in Russia e continuo a dissentire dalle "rose" pletoriche, perché so i problemi che porta anche un solo calciatore in più nello spogliatoio, figurarsi se invece di 20 ce ne sono 25. Non capisco il turnover a settembre, perché non dimentico che assemblare una squadra non è facile e i calciatori non sono le pedine della dama. Eppure si continua a ritenere che giovani di sana e robusta costituzione, che fanno vita da atleta, si allenano e si alimentano come si conviene, non possano sostenere tre partite in sette giorni. Ma sanno i nostri tecnici quanti minuti effettivi dura una gara? Dai 56' ai 58'. 

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