Mazzarri, Ranieri e Ventura

23.03.2019 10:46 di Claudio Nassi   Vedi letture
© foto di Federico Gaetano
Mazzarri, Ranieri e Ventura

Non so da dove cominciare. C'è da divertirsi. Ho avuto maestri che mi hanno insegnato più di una cosa e, come logico, determinati concetti fanno presa. Detto questo, è implicito che non si inventa nulla, ma si fatica a capire come gente strapagata faccia l'impossibile per spiegare le difficoltà del calcio, che si riassumono nel risultato. Nessuno si permette di dire che il compito dell'allenatore non sia difficile, ma da questa gente si pretenderebbe ben altra preparazione. Perciò si dovrebbero rivedere i corsi di Coverciano, perché dal Centro Tecnico, e solo da lì, potrà ripartire un calcio che ci vede dimenticati nel ranking FIFA e fuori dagli ultimi Mondiali.

La premessa per parlare di una frase di Mazzarri che mi ha colpito. Al termine di Torino - Bologna 2-3, l'allenatore granata ammette sconsolato: "Palacio sembrava Maradona". Credo che l'attaccante argentino, al contrario di altri, sia sempre stato sottovalutato, ma se uno a 23 anni è titolare nel Boca Juniors, segna 54 gol in 129 partite e ha familiarità con l'assist, si ripete al Genoa con 35 gol e 39 all'Inter, anche se impiegato part-time, sai bene che, per di più in giornata, può determinare. Allora va marcato, gli va resa la vita difficile. Parlo di Mazzarri, non l'ultimo arrivato.

Se vado a Roma e trovo Ranieri, fresco di esonero dal Fulham, scopro che i giallorossi faticano a battere l'Empoli, ma il mister pensa di avere una corazzata. Infatti va a Ferrara, contro chi lotta per sopravvivere, e schiera una formazione che lascia di sale. Manca Manolas, il difensore più rapido, e non si preoccupa di chiudere una difesa che ne ha necessità. A centrocampo schiera ancora un lentopede, N'Zonzi, e Cristante, non proprio un interditore, e in avanti Kluivert, Schick, Dzeko e El Shaarawy. Se è vero che le partite si vincono a centrocampo, questa formazione ricorda la Nazionale di Ventura che al Bernabeu, in una partita decisiva, presenta Candreva, Belotti, Immobile e Insigne, con De Rossi e Verratti in mezzo.

Più ci penso e meno ci credo, ma si rafforza la tesi che l'allenatore, costretto a convivere con i dubbi e preso da problemi non facili di gestione degli uomini, deve essere aiutato. Altrimenti si perde il capitano di un manipolo di mercenari che non perdona il minimo errore, con la stampa pronta a colpire. Invece questi signori parlano di sinapsi, didattica analitica e globale, psicologia cognitiva, e pretendono cifre incredibili, senza rendersi conto che il gioco del calcio è molto più semplice. Ecco perché bisogna correggere il tiro. Siamo fuori dimensione. Non basta parlare di recompra. Si salva solo l'AIA, l'unica organizzazione da prendere ad esempio.  

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